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Vecchie regole d'ingaggio nell'era digitale

Politiche industriali 2017 numero 7

l settore delle costruzioni fatica ancora a risollevarsi da...

Vecchie regole d'ingaggio nell'era digitale

Il settore delle costruzioni fatica ancora a risollevarsi da una crisi durissima che ha visto le costruzioni perdere, dal 2008, il 35% dei livelli produttivi, restituendo un settore profondamente cambiato e di dimensioni molto ridotte. Il comparto della riqualificazione è l’unico settore a mostrare una tenuta dei livelli produttivi grazie anche al sostegno degli incentivi fiscali.

Per parlare di politiche industriali non si può non volgere lo sguardo alla lunga e ampia filiera delle costruzioni che realizza un giro d’affari che supera i 400 miliardi di euro ed occupa circa 2,6 milioni di persone, pari al 12% dell’occupazione nazionale, e rappresenta senza dubbio un formidabile sostegno della domanda interna: ben il 95,8% degli acquisti effettuati dalle imprese di costruzioni è prodotto in Italia.

Antonio Gennari, Vice Direttore Generale, ANCE

Giugno 2017

È evidente allora il ruolo propulsivo del settore delle costruzioni anche nella diffusione di tecnologie e materiali innovativi, fungendo il cantiere e l’attività produttiva in esso svolta da snodo intersettoriale. Un ruolo, dunque rilevante, che trova un grande limite nel fattore dimensionale, considerato che il settore delle costruzioni è estremamente frammentato: il numero medio di addetti è pari a 2,6 e il 96% delle imprese di costruzioni ha meno di 10 addetti.

Nonostante la crisi, colpisce il fatto che alcune imprese siano riuscite a salvarsi e addirittura a crescere, come dimostrano i dati di una ricerca del Centro Studi Ance del 2015. La flessibilità e la capacità organizzativa si sono dimostrate, quindi, le principali leve per adeguarsi ai nuovi bisogni, assieme alla qualità delle risorse umane e all’immagine d’impresa. La crisi, mettendo in discussione un modello di business fondamentalmente centrato sulla quantità, ha fatto emergere l’urgenza di “costruire un nuovo modo di costruire”, cioè di innovare il processo lungo tutta la filiera coinvolta nella realizzazione di una costruzione e guardando all’intero ciclo di vita del manufatto.

Un tema chiave, dunque, quello dell’innovazione, su cui l’Ance sta puntando molto. Infatti, l’indicatore della produttività del settore, dato dal costo del lavoro per unità di lavoro (CLUP), risulta il più elevato tra i diversi settori economici, influendo negativamente sulle competitività. La bassa produttività del settore delle costruzioni non è solo un problema italiano, dati McKinsey mostrano che le costruzioni risultano il comparto meno digitalizzato del mondo, con un livello, tra i più bassi, di investimenti destinati all’innovazione e una delle principali cause della scarsa produttività è il basso livello di digitalizzazione dei processi.

Vi è, infatti, una forte correlazione (cfr. fig. 1) tra la crescita della produttività nel decennio 2005-2014 tra i diversi settori dell’economia e il grado di digitalizzazione: le costruzioni sono all’ultimo posto, con il più basso grado di digitalizzazione e una decrescita nella produttività. L’industria delle costruzioni, infatti, si basa ancora su software tool dedicati: scarsi sono anche i tentativi per integrare le piattaforme dedicate alla progettazione delle opere con quelle che si occupano della loro realizzazione, gestione e manutenzione. Questa mancanza di condivisione di informazioni provoca diseconomie.

La digitalizzazione del settore delle costruzioni vede nel BIM, Building Information Modelling, la principale metodologia per la gestione informatizzata e interoperabile di tutte le informazioni connesse alla progettazione e realizzazione di un’opera edile, con vantaggi rilevanti in termini di riduzione di costi e tempi, ma soprattutto la minimizzazione delle possibilità di errore e una maggiore qualità del prodotto edile. I migliori risultati dell’innovazione non derivano dal singolo materiale o macchinario innovativo ma da un nuovo paradigma dell’attività produttiva che vede nell’interazione costante e dialogante la sua peculiare caratteristica (sensori, piattaforme, economia condivisa) e che deve confrontarsi con le nuove sfide, quelle dell’economia circolare, della sostenibilità economica e ambientale, del declino demografico, della riqualificazione del patrimonio, della rigenerazione urbana. Il potenziale innovativo del settore se realizzato può veramente rappresentare una opportunità di sviluppo economico e sociale. In una recente ricerca sulle PMI (cfr. fig. 2), il Cerved ha calcolato che, anche nel settore delle costruzioni, le imprese che innovano hanno dei benefici concreti, in termini di performance economiche (crescita del valore aggiunto) e di rischiosità.

Un settore produttivo come quello delle costruzioni non cambia dall’oggi al domani, ma deve essere accompagnato nella trasformazione, senza mai dimenticare l’effetto complessivo che la normazione esercita sulla competitività settoriale. In tal senso, parlare di politica industriale per le costruzioni vuol dire allargare lo sguardo su un orizzonte molto ampio. La politica ha un ruolo ben preciso nel creare le condizioni per la trasformazione innovativa del settore, attraverso chiari obiettivi di lungo periodo, una regolamentazione allineata sugli obiettivi, una domanda pubblica di supporto all’innovazione, senza dimenticare il coinvolgimento di imprese e società civile perché l’innovazione venga percepita da tutti come una opportunità.  


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Autore: Antonio Gennari

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