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Uscire dall'euro converrebbe a chi ha un mutuo da pagare?

Moneta unica 2018 numero 12

Estratto dal libro "I sette peccati capitali dell'economia italiana"

Uscire dall'euro converrebbe a chi ha un mutuo da pagare?

In teoria i problemi italiani, un debito pubblico elevato e una bassa crescita e competitività, potrebbero essere risolti uscendo dall’euro. Però bisogna essere chiari sul modo in cui e sul perché l’uscita aiuterebbe a risolvere questi problemi, cosa che spesso i suoi sostenitori non fanno. (…)

L’uscita dall’euro funziona nel restituire competitività ai prodotti italiani se è accompagnata da un taglio dei salari reali. Su questo dobbiamo essere chiari. Il costo del lavoro per unità di prodotto si ridurrebbe e la competitività aumenterebbe solo se ci fosse un taglio dei salari reali. C’è anche un secondo problema. Supponiamo che siate indebitati in euro: vi siete comprati una casa e avete contratto un prestito ipotecario da una banca per 100.000 euro. Supponiamo che il vostro reddito sia di 50.000 euro l’anno. Il vostro debito è pari a due stipendi annui. Con l’introduzione della nuova lira il vostro stipendio viene convertito in 50.000 nuove lire (al cambio di una lira per un euro). Il giorno dopo la lira si svaluta e occorrono 1,25 lire per comprare un euro. Quanto pesa ora il vostro debito ipotecario? Per comprare 100.000 euro ora vi servono 125.000 nuove lire, quindi il debito non è più equivalente a due anni di stipendio, ma a due anni e mezzo (125.000 : 50.000 = 2,5). Ci avete perso. Naturalmente si potrebbe fare una legge che stabilisca di convertire il vostro debito che era in euro in nuove lire al cambio uno a uno (cioè il debito diventa di 100.000 nuove lire). Ma questo crea problemi per la banca creditrice che, magari, aveva finanziato il vostro credito prendendo a prestito dall’estero. Quindi occorrerebbe anche dire ai finanziatori esteri che saranno ripagati in nuove lire (al cambio di uno a uno), il che non sarebbe ben accetto. Probabilmente farebbero causa alla banca italiana debitrice in un qualche tribunale estero o italiano. Questi effetti di una svalutazione sul valore del debito, definiti tecnicamente balance sheet effects (effetti di bilancio), potrebbero essere molto forti e mandare in bancarotta parecchie famiglie o imprese. Questo è tanto più vero quanto più il cambio si svaluta. (…)

La Banca d’Italia potrebbe tornare a fare quello che faceva negli anni settanta, quando una buona parte del deficit pubblico veniva finanziato stampando moneta. Il che funziona benissimo. Se si stampa un po’ troppa moneta, la gente perde fiducia nel valore della stessa e cerca di liberarsene spendendola. (…)

Lo facevamo negli anni settanta, e non è che ci piacesse molto vivere con un’inflazione del 20-25 per cento. (…)

In conclusione, abbandonare l’euro potrebbe forse consentire di risolvere i problemi di crescita, competitività e debito pubblico, ammesso che si riesca a ristabilire condizioni macroeconomiche ordinate dopo l’uscita dall’euro, ma questo avverrebbe al prezzo di un taglio dei salari reali, di una tassa da inflazione e solo dopo un periodo che sarebbe molto turbolento anche per via degli effetti di bilancio che accompagnano una svalutazione e dello sconvolgimento del sistema dei pagamenti. Non ne vale la pena. (…)

Chi invece sta recuperando competitività sono Spagna e Portogallo, dove i costi di produzione sono in discesa dal 2009. Li sta aiutando nella rincorsa alla Germania il fatto che in questo paese i costi del lavoro ora stanno aumentando: in Germania la disoccupazione è al 4 per cento, il livello più basso dal 1980, e i salari stanno crescendo più della produttività. Il Portogallo ha così ormai riassorbito il divario, in termini di aumento dei costi di produzione, che si era creato tra il 2000 e il 2008; la Spagna ci è vicino. Se ci stanno riuscendo loro non potremmo riuscirci anche noi? (…)

Tagliare i salari è una cosa poco piacevole, soprattutto per chi li riceve. Inoltre, porta a meno consumi, il che riduce la domanda aggregata, seppure questo sarebbe compensato da un aumento delle esportazioni. La seconda opzione (aumentare la produttività) è chiaramente preferibile. Ma, più in generale, è meglio cercare di riformare l’economia italiana in modo che non solo i costi del lavoro, ma tutti i costi che un’impresa deve affrontare siano ridotti, facilitando quindi un recupero di competitività. (…)

Se la pubblica amministrazione diventa più efficiente e i costi della burocrazia si riducono, le imprese se ne avvantaggiano: spendere tempo a compilare moduli o attendere mesi per un’autorizzazione comporta un costo, compreso per le imprese che esportano. Occorre quindi rendere la pubblica amministrazione più efficiente per ridurre i costi delle imprese, attraverso un massiccio abbattimento della burocrazia. (…)

Se la giustizia civile è lenta, l’incertezza del diritto costituisce un costo per le imprese che operano sul nostro territorio e un deterrente all’investimento. E, se non si investe, la produttività non cresce o si riduce. Occorre rendere la giustizia più veloce. I risultati raggiunti finora sono ancora insufficienti. (…)

Occorre inoltre una decisa azione per aumentare la concorrenza. Un’economia di mercato funziona bene se c’è abbastanza concorrenza, se cioè sono le imprese migliori a emergere. (…)

La concorrenza è una condizione necessaria per un aumento dell’efficienza, della produttività e della competitività.   

 

Testi di Carlo Cottarelli

Giugno 2018


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Autore: Carlo Cottarelli

TAGS: euro, mercato europeo, moneta unica, Unione Europea

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