Guattani 16

Serve un piano di sviluppo da 30 miliardi

Crescere? 2016 numero 3

Lo shock collettivo provocato dalla Brexit ha portato...

Serve un piano di sviluppo da 30 miliardi

Lo shock collettivo provocato dalla Brexit ha portato alla ribalta l’insostenibilità del dogma dell’austerità che per troppi anni ha guidato la politica europea. La rinuncia a investire per lo sviluppo, per il benessere e per la crescita dell’occupazione, insieme alla mancanza di una politica coerente e unitaria sull’immigrazione, hanno portato all’esplosione dell’insoddisfazione e della rabbia di quelli che si sono sentiti tagliati fuori da ogni prospettiva di crescita e miglioramento.

Oggi l’Europa deve tornare ai suoi obiettivi originali, diventando il luogo della qualità della vita, dell’innovazione, della crescita economica, del lavoro e delle politiche sociali. Il Governo italiano, tra i primi ad aver compreso il pericolo di una politica ottusa all’interno dell’Unione, ha agito con decisione per ottenere un allentamento dei vincoli imposti. È stata, infatti, varata una clausola di flessibilità per gli investimenti che potrà consentire un aumento della spesa per interventi fondamentali per il paese e i cittadini. È stato, poi, finalmente cancellato, con la legge di stabilità per il 2016, quel Patto di stabilità interno che per otto anni ha bloccato gli investimenti degli enti locali.

Sono primi passi importanti, ma è necessario proseguire nell’azione di stimolo alle istituzioni europee affinché sia consentita maggiore libertà d’azione agli Stati  nelle politiche d’investimento, per far ripartire la crescita.

Ciò che serve oggi in Italia è un grande Piano di sviluppo industriale e infrastrutturale, capace di rinnovare in profondità il paese e di rimettere in moto l’edilizia, volano del mercato interno. Sono cinque le inee d’azione sulle quali è necessario intervenire mettendo in campo 30 miliardi di euro nei prossimi tre anni:  manutenzione e miglioramento delle infrastrutture esistenti, riqualificazione degli edifici scolastici, riduzione del rischio idrogeologico, investimenti sui beni culturali e sul turismo e recupero e risanamento infrastrutturale e sociale delle periferie. Su quest’ultimo punto è necessario dare avvio a un vero e proprio programma da 5 miliardi, gestito da una cabina di regia governativa.

Restituire dignità alle periferie deve diventare la vera emergenza del paese.

Una grande sfida per un settore imprenditoriale che, dopo le gravi lacerazioni prodotte da otto anni di crisi e all’uscita dal mercato di oltre 100mila imprese e di circa 600mila  lavoratori, chiede solo di essere messo nelle condizioni di riprendere la propria attività e di poter operare in un quadro di certezza di risorse e di chiarezza ed efficacia delle regole.

Le imprese, dal anto loro, devono saper puntare sull’innovazione e sulla digitalizzazione dei processi produttivi, facendo opere di qualità, in grado di rispondere alle  esigenze di un mercato sempre più selettivo e competitivo.

Claudio De Albertis, Presidente nazionale Ance


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Autore: Claudio De Albertis

TAGS: ANCE, brexit, settore costruzioni

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