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Senza export non si cresce

Legge di stabilità? 2019 numero 15

I punti chiave: ristrutturazioni, efficienza energetica, sicurezza..

Senza export non si cresce

L’economia italiana nel quarto trimestre 2018 ha registrato una contrazione dello 0,2%. È quanto comunica l’Istat in base ai dati provvisori e si tratta del secondo trimestre consecutivo di calo dopo il -0,1% del periodo luglio-settembre. Tali dati mostrano che l’economia italiana ha smesso di crescere e lasciano un’eredità pesante al 2019: anche ipotizzando tutti i prossimi trimestri in crescita saremo tra zero e 0,5%.

 

È sicuramente in atto anche una frenata del commercio internazionale, la crescita scende dal 5,6% del 2017 al 3,5% del 2019. Uno scalino di 2 punti che farà male a tutti. Anche e soprattutto al nostro Paese, che ha fondato la modesta crescita degli ultimi anni soprattutto sulla domanda estera, con un mercato interno sempre stagnante. Non a caso, chi fa ancora peggio di noi è la Germania, la cui crescita per il 2019 è stata rivista al ribasso dal FMI dello 0,6%. In particolare, la previsione di crescita della domanda estera dell’Italia, prevista a circa il 3% per il 2019, è stata tagliata di quasi 2 punti percentuali rispetto alla previsione di luglio. Insomma, quello 0,6% risente in modo decisivo del fatto che uno dei pilastri della nostra crescita (l’export) viene meno in modo così importante. Ciò che spinge la crescita non sono né il debito pubblico, né la spesa corrente, ma gli investimenti (al palo), la produttività (pure), la capacità di creare, far crescere e attrarre aziende competitive, una pressione fiscale non vessatoria, un diritto che non disincentivi l’attività economica, una burocrazia che non blocchi ogni cosa. I rischi di recessione confermano la necessità di una manovra espansiva, soprattutto per quanto riguarda il settore dell’edilizia.

 

Il numero dei permessi di costruire (nuove abitazioni) ha modificato in modo netto e probabilmente irreversibile il trend delle nuove costruzioni, segnando una perdita dell’80% in termini assoluti tra il 2007 e il 2017. Il mondo italiano delle costruzioni dall’inizio della crisi ha vissuto una progressiva contrazione: tra il 2007 e il 2017 la perdita in valore del costruito è misurabile in oltre il -36%, che diventa un preoccupante -64% se si guarda al solo comparto della nuova edilizia residenziale che, insieme all’edilizia commerciale, interessa primariamente il nostro settore. In questo contesto la situazione degli appalti pubblici non aiuta. La fotografia attuale del parco immobiliare nazionale, europeo e globale, non è certamente incoraggiante, ed è la sfida aperta.

 

Non possiamo più permetterci di perdere tempo, e occorre puntare tutte le energie su alcuni punti chiave per una indispensabile ripartenza: ristrutturazioni, efficienza energetica, messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati, con una particolare attenzione al recupero del patrimonio edilizio e al risparmio del suolo. In tal senso gli investimenti pubblici, unitamente a quelli privati, generati dai bonus (ristrutturazioni, efficienza energetica, sisma bonus) prorogati nella legge di bilancio 2019, potranno costruire un driver importante del processo per il sostegno e la valorizzazione del sistema produttivo locale. Ma non basta: dobbiamo fare fronte comune e la prossima edizione di MADE expo, la fiera biennale delle costruzioni e dell’architettura in programma a Milano dal 13 al 16 marzo, rappresenterà un primo importante megafono per sottolineare le istanze del settore. Dobbiamo creare un fronte attivo, operativo, che supporti l’intero sistema legato al mondo delle costruzioni.  

 

Emanuele Orsini, Presidente FederlegnoArredo


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Autore: Emanuele Orsini

TAGS: costruzioni, edilizia, efficienza energetica, export, ristrutturazioni, Sicurezza

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