Past Presidents

Le mie scelte forti e chiare per il buon nome dei costruttori

Economia circolare 2016 numero 2

Non solo cervello, ma anche cuore e tanta dedizione alla causa...

Le mie scelte forti e chiare per il buon nome dei costruttori

Non solo cervello, ma anche cuore e tanta dedizione alla causa: tre ingredienti che ancora oggi considero fondamentali e importanti in egual misura per svolgere bene il ruolo di Presidente di un’associazione così importante e prestigiosa come quella dei costruttori milanesi. Certo, servono anche concretezza e un pizzico di lungimiranza: insomma, una ricetta non complessa, ma che bisogna rispettare. Ho avuto il privilegio e l’onore di presiedere l’Associazione negli anni dal 1996 al 2000, anni caratterizzati dal post-tangentopoli, con tutti i drammi, le ricadute e le conseguenze che quelle vicende giudiziarie avevano determinato.

Prima fra tutte, la colata a picco della reputazione degli operatori edili, con ferite che ancora oggi stentano a richiudersi. C’era bisogno, allora, di scelte forti e  chiare, e in una direzione precisa. Per questo la presidenza dell’Associazione aveva avviato la campagna pubblicitaria “Lavoro vero, non lavoro nero”: una  iniziativa che voleva far capire al mondo come gli operatori associati avessero nel proprio DNA imprenditoriale il rispetto assoluto delle regole del mestiere: da quelle fiscali a quelle previdenziali, dalle norme sulla sicurezza sul lavoro a quelle dettate dalla contrattualistica collettiva dell’edilizia. Un modo, anche, per far  capire ai committenti, piccoli o grandi che fossero, come poter operare una selezione sul mercato, tra chi stava dentro le regole e chi operava al di fuori.

Una iniziativa che ebbe molto successo dal punto di vista mediatico, e che contribuì non poco a ristabilire il buon nome degli operatori del settore. Ma che causò anche aspre discussioni al nostro interno: perché quelle regole imponevano misure rigorose di ispezione e di controllo sui cantieri, e questo spesso veniva visto come un intralcio, quasi una persecuzione per chi era incaricato di mandare avanti i lavori in cantiere. Erano gli anni, del resto, in cui non era più tollerabile il  rinvio della adozione di misure severe nella conduzione del cantiere e nel continuo richiamo al rispetto delle regole. Per questo, ricordo di essermi recato personalmente presso le Autorità preposte presentando una sorta di autodenuncia a nome di tutti i colleghi iscritti all’Associazione e invitando i controllori a  recarsi presso tutti i  nostri cantieri: non per lanciare una sfida, ma per far vedere al mondo che l’operato dei nostri iscritti era comunque all’insegna del rispetto delle regole e dei diritti dei lavoratori, della legalità, della trasparenza.

Ma deludente, e deprimente al tempo stesso, fu la risposta di chi doveva disporre le verifiche e uscire sui cantieri. Non credevano alle loro orecchie, era la prima volta che si sentivano sollecitati in questo senso con la richiesta di una maggiore severità, alla quale però non potevano dare corso per mancanza di personale e di risorse e, soprattutto, perché secondo loro non era il nostro settore a rappresentare la maggiore concentrazione di irregolarità.

E fu proprio il rammarico di non essere stato capito fino in fondo a farmi decidere, seppur molto combattuto, una volta arrivato al termine del mio mandato quadriennale, di non ripresentarmi alla successiva tornata elettorale.

Anche se l’Associazione resta un punto fermo nella mia storia di costruttore.

Marcello Botta, Past President, Assimpredil Ance

Nella foto: Auditorium di Assimpredil Ance, Via San maurilio 21, Milano


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Autore: Marcello Botta

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