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La triplice alleanza del futuro

Economia circolare 2016 numero 2

Per respirare, per risparmiare e per abitare. ma serve una bvera rivoluzione copernicana

La triplice alleanza del futuro

Durante una recente audizione in Parlamento, Ermete Realacci, figura di spicco di Legambiente, sempre critico verso i comportamenti della nostra categoria  industriale, si è trasformato in una sorta di paladino del settore. Ha di fatto ribaltato il giudizio con cui metteva all’indice il mondo delle costruzioni come tra i maggiori responsabili delle condizioni di dissesto ambientale del nostro Paese.

Gli esponenti più radicali di Legambiente hanno commentato questo cambio di rotta come un tradimento inaccettabile; voci di corridoio hanno azzardato che  qualcuno si fosse chiesto se Realacci, tutto d’un tratto, avesse fatto il suo tempo e se non sarebbe stato il caso di aprire un dibattito interno per avviare il processo di sostituzione nella rappresentanza. Verifiche interne o meno, che a noi certamente non competono, possiamo ritenere che invece Realacci abbia centrato alcune questioni fondamentali. A cominciare da quelle che riguardano il futuro del nostro settore e che non possono dissociarsi dalle scelte che  potrebbero influenzare la politica economica del futuro dell’Italia, legata all’ambiente, coinvolgendo le imprese di costruzioni e che preveda un ruolo  completamente diverso rispetto a quello del passato.

In primo luogo va constatato come la legislazione di tutela dell’ambiente nel nostro Paese sia un impianto normativo complesso, nel quale lo Stato individua  principi di carattere generale e attribuisce ai privati (attraverso una serie di procedure) il compito di attuare pratiche per il miglioramento, il recupero e la salvaguardia ambientale. La parte istituzionale non risulta, nell’impianto normativo attuale, al servizio di questo miglioramento, ma veste piuttosto il ruolo di   istituzione di verifica, di monitoraggio e di controllo delle procedure, intervenendo più come censore e come gendarme del processo, che come facilitatore. In secondo luogo c’è la questione del “famigerato” DDL sulla riduzione del consumo di suolo, il cui testo risulta ormai licenziato definitivamente, che ha animato in altri ambienti – sicuramente il nostro sistema Ance, ma anche quelli accademici e professionali sull’urbanistica – il dibattito sulla necessità di individuare correttamente la definizione di suolo agricolo e di stabilire un congruo regime transitorio.

Va sottolineata una carenza strutturale di una correlata sezione normativa volta alla incentivazione della rigenerazione urbana, del riuso, della demolizione e ricostruzione (sia essa realizzata con ristrutturazione o con sostituzione edilizia), del recupero sistematico delle aree → industriali e non dismesse, dell’obbiettivo  di efficientamento energetico del patrimonio edilizio esistente. Più in generale, il testo citato è carente di un adeguato accompagnamento di un “provvedimento obiettivo” di politica industriale che aprirebbe, anzi, spalancherebbe, specialmente se arricchito da strumenti di incentivazione (fiscali, per esempio, ma non solo), il mercato delle opere private su tutti i territori del Paese.

In terzo luogo c’è la questione della Economia Circolare, ovvero di quella modalità del recupero (specie in edilizia) della quale tutti parlano, ma poi alla fine  nessuno la vuole. O, forse, nessuno sente su di sé un pro-quota di responsabilità per avviare l’adozione di scelte di novità che rivoluzionerebbero il bilancio   ambientale complessivo.

Ebbene, tutte e tre le questioni accennate (Decreto Ambiente, Legge sulla riduzione del consumo di suolo, Economia Circolare) potrebbero rappresentare un  cardine straordinario per avviare la “triplice alleanza” tra ambiente (che è certamente una opportunità), economia (che è presupposto di benessere dei cittadini) e costruzioni (sistema che, stremato dalla crisi, ha necessità di ricrearsi un ruolo, tramontato ormai un periodo eccezionale di politiche urbanistiche espansive).

In questo senso interpretiamo che Realacci abbia avuto la sensibilità per operare quel riavvicinamento di posizioni che tanto brusio potrebbe aver generato  all’interno del suo movimento. Eppure anche questo intento, nobile per il Paese, prima di tutto, risulta faticoso anche a Realacci.

Secondo noi occorre incanalare questo obiettivo di strategia di politica industriale verso il settore delle costruzioni. Non è così folle oggi da parte delle imprese  cominciare a rivendicare il protagonismo che meritano nel ruolo del recupero ambientale a 360 gradi. Pensiamo infatti a due aspetti che sono delegati in via  esclusiva al nostro settore: il miglioramento energetico degli edifici e le bonifiche ambientali. Il primo perché, nel coordinato insieme di attività che coinvolgono  l’intera filiera, l’impresa edile è l’ente centrale, responsabile del miglioramento complessivo rispetto al fabbisogno energetico dell’edificio (i cui consumi, ricordiamo, sono causa principale dell’inquinamento ambientale del Paese – altro che inquinamento prodotto dal sistema dei trasporti !!!). Pensiamo anche che,
nonostante sia chiaro che l’obiettivo delle bonifiche sia quello di restituire territorio pulito a disposizione della collettività per realizzare servizi, parchi e altra edilizia nuova, moderna e meno energivora, meno chiara è all’opinione pubblica la circostanza che, di fatto, tale rivincita avvenga solo attraverso l’attività di impresa.

Auspicare dunque la sintesi definitiva a livello normativo su queste tre tematiche ci appare oggi come l’elemento “necessario” che può contribuire a creare  l’innesco alla ripartenza del settore dell’edilizia. La normativa sull’ambiente deve raccordarsi con i principi di sussidiarietà nel controllo e nella verifica, ottimizzando le strutturali carenze di risorse umane degli enti attraverso la migliore tecnica svolta dalle professioni, in modo da garantire tempi certi e dignità agli investimenti. Deve inoltre operare, pur nella rigidità dell’azione di controllo e di verifica, la crescita culturale che porti le istituzioni a essere un vero facilitatore dei
processi di rinnovamento urbano, sia edilizio che di mobilità, di trasformazione.

Una rivoluzione copernicana ineluttabile.

Che cosa ci risponderanno infatti gli uffici delle ARPA regionali, quando la loro agenda sarà zeppa di scadenze per intervenire sui suoli urbani, tenuto conto che con la legge per la riduzione del consumo i suolo aumenterà esponenzialmente l’intervento sul “brown field” rispetto al più comodo e gestibile intervento sul  “green field”? Affinché il tema dell’agenda pubblica del controllo non diventi l’impedimento delle trasformazioni, sarà necessario prendersi qualche responsabilità e decidere su un modello per il futuro. Come dice il proverbio: “Meglio rossi oggi che bianchi domani!”.

Infine un appello all’economia circolare. In agricoltura, a livello comunitario, la sovraproduzione è disincentivata perché genera squilibri di mercato difficili da contenere. Il processo edilizio produce, per sua natura, “scarti” (dalle macerie al fresato, ecc.) che potrebbero trovare, in una rivoluzionaria declinazione normativa complessiva, un rinnovato spazio di  riutilizzo e generare attività economica non secondaria. Verrebbe, peraltro, ridotta la pressione territoriale per il reperimento dei siti di conferimento dei rifiuti (le discariche autorizzate), che oltretutto non piacciono a nessuno per il famoso fenomeno NIMBY (ovunque, ma non a casa mia).

Si tratta di decidere che il fresato, le macerie, i riporti, con i dovuti distinguo, non siano più rifiuti, ma sottoprodotti di utile, opportuno e valido riutilizzo nel processo edilizio. Un po’ come la carta,  il vetro e la plastica, rispetto al cumulo dei rifiuti domestici.

Un obiettivo possibile. Una “triplice alleanza” non più dilazionabile, garanzia di tutela ambientale, economia territoriale e costruzioni, che chiede oggi risposte  efficaci di sintesi e di coordinamento normativo e di approccio culturale, con l’unico obiettivo del benessere dei territori

Marco Dettori, Presidente, Assimpredil Ance


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Autore: Marco Dettori

TAGS: , ambiente, costruzioni, Economia, energia, sostenibilità

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