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Ferdinando Napoli, l'edilizia in rete

Ripartire dal Fidec 2018 numero 14

Digitalizzare il mercato e il settore...

Ferdinando Napoli, l'edilizia in rete

Edilportale non ha bisogno di presentazioni. Rappresenta per antonomasia l’edilizia in rete. È il portale internazionale che ha il suo quartiere generale a Bari - sede anche a Milano - e conta 100 dipendenti. In 18 anni ha aggiunto al network archiportale, archiproducts e archilovers, riferimento internazionale sul web per 50 milioni di progettisti in tutto il mondo. Da quattro anni archiproducts è diventato anche un e-commerce dell’arredo e del design e da questa esperienza è nata archiseller, marketplace per portare online le vendite dei magazzini edili. Ferdinando Napoli, ingegnere edile, laureato al Politecnico di Bari, fonda Edilportale nel Duemila insieme a tre amici, tuttora suoi soci. Dopo due anni diventa una S.p.A. Abbiamo ripercorso con lui la storia di quella che è un’indiscussa case history di grandissimo interesse.

Come ha visto mutare in questi anni il rapporto committente, progettista, cantiere sotto la spinta della digitalizzazione?
Tutta la filiera è mutata. Quando abbiamo iniziato nel Duemila, l’attività digitale del progettista era limitata al solo utilizzo del Cad, alla progettazione su computer. Oggi con il BIM il cerchio si chiude e la realizzazione dell’opera è totalmente digitalizzata. Addirittura il progettista può incontrare la committenza solo online e il progetto è totalmente “virtuale”. Il BIM rappresenta proprio una second life che permette la simulazione di vita dell’edifico. Non riguarda solo la fase di progettazione e cantierizzazione ma gestisce la successiva manutenzione. Come Edilportale in questi diciotto anni abbiamo seguito questo processo e lo abbiamo assecondato con differenti servizi.

Da questi sviluppi così accelerati, lei vede la possibilità di ulteriori rivoluzioni?
Penso che il principale attore di questa rivoluzione sia proprio il BIM. Se ne parla tanto e da tanti anni ma è stato applicato ancora in forma ridottissima. La vera rivoluzione per il momento la stiamo solo raccontando, immaginando. Ma potrebbe realizzarsi nei prossimi cinque, dieci anni.

Quando siete partiti nel Duemila avete risposto a un bisogno che non era ancora percepito tale dal settore…
In realtà quello che abbiamo fatto nel Duemila è stato contaminare due mondi. Noi andavamo a surrogare in modo alternativo un’esigenza che c’era e veniva gestita in un modo poco efficiente. Il cuore del nostro business all’epoca, e tuttora è così, era il catalogo prodotti. Nel Duemila andavamo alle fiere, riempivamo i trolley di brochure dei produttori e ne facevamo una libreria tecnica: archiviavamo tutto e aggiornavamo il portale durante l’anno. Ci proponevamo come una sorta di fiera virtuale sempre accessibile. Abbiamo contaminato il mondo dell’edilizia, dal quale tutti e quattro provenivamo, con le competenze informatiche che coltivavamo per passione. Il catalogo digitale di Edilportale è stata la vera invenzione e nel tempo abbiamo costruito molti altri servizi.

Le potenzialità del digitale sono tante ma è difficile farlo diventare fonte di ricavi economici…
È vero, ma va chiarito che fare business online non significa generare traffico per vendere banner. Oggi, come diciotto anni fa, vuol dire inventare qualcosa che prima non c’era, cercare una sostenibilità economica, un guadagno. La fonte principale di business per noi infatti è il servizio, il catalogo prodotto.

È un servizio/modello di business replicabile in altri settori come moda o food?
Dipende dalla categoria merceologica. Il nostro catalogo e il mondo edile al quale ci rivolgiamo hanno una particolarità. Che io spesso paragono al mondo farmaceutico. Nella relazione tra utente finale e produttore c’è un intermediario. Nel nostro caso le aziende di produzione che si rivolgono al committente devono convincere il progettista. Questa dinamica di intermediazione rende la nostra filiera unica rispetto a mondi come il food o il fashion.

Come ha visto cambiare il mondo dell’impresa e dei progettisti?
I principali cambiamenti non sono avvenuti a seguito della digitalizzazione ma per dinamiche di mercato. Innanzitutto, a livello di progettazione abbiamo osservato un’enorme inflazione delle professioni dell’architetto e dell’ingegnere: il nostro Paese ne ha sfornati molti di più di quanto il mercato potesse assorbirne. La mancata tutela delle libere professioni a livello normativo ha determinato una sorta di appiattimento verso il basso della professionalità.

E le imprese di costruzioni?
In questo caso il problema principale è stata ovviamente la crisi economica che ha devastato il settore. Ma come sempre avviene dopo uno tsunami, le aziende sopravvissute sono le più forti, quelle che hanno saputo aggregarsi. La mia sensazione, però, è che non assisteremo a una ripresa. Noi oggi la chiamiamo ancora crisi, a me pare invece un assestamento verso il basso. E non si tornerà ai ritmi di prima. Oggi il mercato immobiliare, a livello di costruzioni, è costituito per l’80% da ristrutturazioni. Non c’è molta domanda di nuove abitazioni perché non c’è crescita demografica. Sulle infrastrutture, poi, la politica ha fatto investimenti davvero modesti... Credo che un fattore che si è rivelato veramente devastante sia stato negli anni la non tutela nei termini di pagamento. Le amministrazioni pubbliche hanno addossato il carico finanziario sui propri fornitori per mesi e mesi. Che, a loro volta, hanno iniziato a penalizzare i loro fornitori chiedendo di fare “da banca”. Spero che avvenga una piccola rivoluzione con l’obbligo della fatturazione digitale. Se rispettato, farà scattare automaticamente la messa in mora e costringerà tutti i soggetti, pubblici e privati, a rispettare scadenze di pagamento e a ridimensionare questo fenomeno.

Dopo aver realizzato Edilportale, dove vuole arrivare Ferdinando Napoli?
Non penso mai a dove voglio arrivare. Da qualche anno vivo il lusso di godermi quello che ho creato e di farlo prosperare. In diciotto anni non abbiamo mai ceduto a richieste di vendita. Spesso veniamo invitati a eventi insieme a start up che nascono già con l’idea dell’exit. Noi, forse anche perché veniamo da una formazione tecnica e il mondo della finanza non ci appartiene, non abbiamo mai pensato di vendere Edilportale. Abbiamo sempre lavorato per vedere crescere l’impresa e dividere utili a fine anno. Amiamo quello che facciamo.  

 

Novembre 2018


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Autore: Carla De Meo

TAGS: ANCE, Assimpredil Ance, BIM, casa, costruzioni, digitalizzazione, edilizia, Edilportale, Fidec, Mercato immobiliare, smart city

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