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Costruire benessero urbano per le prossime generazioni

Ambiente 2018 numero 10

L’Europa è il continente delle città, ricostruite su se stesse...

Costruire benessero urbano per le prossime generazioni

L’Europa è il continente delle città, ricostruite su se stesse secondo cicli storici di rigenerazione e obsolescenza a cui si sono sovrapposti eventi drammatici, guerre, epidemie, che hanno impresso cambi di passo, ma sempre mantenendo la memoria di luogo, il patto fondativo delle prime comunità insediate in quel preciso territorio, conservando, nel rapporto con le risorse naturali, il disegno a cui si è sovrapposta la vita urbana, in cui è la prossimità delle relazioni a fare la differenza e a generare gli aspetti più notevoli della costruzione sociale, i mercati, i luoghi di cultura, i palazzi pubblici, così come l’elemento del confine del costruito, limite necessario a definire il perimetro entro il quale si dà il ‘vantaggio urbano’.

Questa forma dell’organizzazione sociale della nostra specie è stata messa in crisi nel XX secolo, quando una serie di invenzioni diventate produzioni di massa, a partire dall’automobile, e un accesso smodato alle risorse energetiche, hanno portato a relativizzare la centralità della vita urbana, l’organizzazione delle funzioni in rapporto a un centro, esternalizzandole in modo sempre più massiccio.

La suburbanizzazione, lo sviluppo disfunzionale di nuovi organismi urbani, di qualità progettuale sovente modesta, il conseguente sviluppo ipertrofico di infrastrutture, sono divenuti alternative alle città svuotate di attività produttive, commerciali e residenziali.

Quel secolo strano, disordinato, dissipativo di suolo e di risorse, sembra chiuso: il nuovo secolo, si dice da più parti, torna ad essere il secolo delle città, ovunque si segnalano nuovo vigore e attrattività. Vale per Milano, che sembra essersi disposta nel modo migliore per intercettare l’innovazione urbana e che oggi torna a essere modello che illumina la via del cambiamento possibile e vincente, con una aspettativa e una funzione di richiamo anche eccessiva, non priva di rischi e di squilibri nel rapporto con gli altri territori urbani.

Ma quella della città a riconquistare il centro della scena non è una marcia trionfale, perché del ‘secolo strano’ sopravvivono costumi e stili di vita, di mobilità, ma soprattutto regole e viscosità che rendono poco maneggiabili i processi di reinvenzione urbana.

Certo è che le grandi sfide globali, a partire da quella per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, non potranno che essere vinte dalle e nelle città, perché è qui che tornano a far centro i flussi, quelli della popolazione e quelli dell’economia. Città che, per accogliere adeguatamente questo plus di umanità, devono rivedere il proprio impianto per crescere in sicurezza, aumentando la resilienza, la capacità di affrontare le perturbazioni senza destabilizzarsi. E se le ‘perturbazioni’ sono quelle che ci riportano alle forze della natura, resiliente è una città che viene progettata con la conoscenza di queste forze e delle fenomenologie che sono gestibili con appropriati approcci pianificatori e costruttivi.

Anche nelle parti più dense della città occorre tornare a gestire le acque, ripristinare e gestire il reticolo idrico come infrastruttura naturale, far si carico dell’equilibrio da governare tra le acque meteoriche e quelle che si ricavano una via di sfogo nel sottosuolo. Le città devono poter essere innervate da infrastrutture verdi che contribuiscano a regolare la climatologia urbana e i fenomeni estremi destinati a diventare più frequenti e intensi, come le ondate di calore.

E per ripristinare opportunità di progettazione urbana deve essere ridefinito in chiave di maggiore efficienza il sistema della mobilità, che la eccessiva motorizzazione privata ha reso elemento pervasivo e di eccessiva rigidità dello spazio pubblico.

Nelle città si gioca la parte più rilevante della sfida energetica, che richiede le migliori soluzioni tecnologiche disponibili per una profonda revisione (retrofitting) degli edifici, così come per la ricostruzione delle parti di costruito divenute irreparabilmente obsolete. Si tratta di uno sforzo economico imponente, di una mobilitazione di risorse possibile solo con un patto forte tra comunità, istituzioni e mondo delle imprese chiamate insieme a questo grande sforzo di aggiornamento urbano. Un patto che chiede un impegno condiviso per definire regole, a partire da quelle fiscali, che assistano e rendano economicamente accessibile il processo.

E un terreno di gioco che deve essere rigorosamente definito nel perimetro della città esistente. Non devono esistere vie di disimpegno dalla sfida della rigenerazione: occupare nuovi spazi espandendo l’urbanizzato non è un’alternativa, ma solo una fuga dal campo della rigenerazione urbana, una nuova, inaccettabile, rincorsa a consumare nuovi suoli, a dissipare risorse territoriali preziose, a perdere la città.    

 

Damiano Di Simine, Responsabile scientifico Legambiente Lombardia


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Autore: Damiano Di Simine

TAGS: ambiente, edifici sostenibili, efficienza energetica, Legambiente, rigenerazione urbana

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