Ambiente 2018 numero 10

Nuove città, nuovi mercati

Dal Presidente

Siamo uomini o caporali?

Nuove città, nuovi mercati

Siamo uomini o caporali si chiederebbe Totò, dopo una breve e veloce verifica dello stato dell’arte dei comportamenti e delle conseguenze dei medesimi da parte del legislatore, dei ministeri, dell’Agenzia delle entrate, del catasto, dei cittadini e delle imprese, delle associazioni e dei movimenti culturali ogni volta che si approccia un tema importante, strategico e decisivo quale quello dell’ambiente. Dobbiamo essere onesti. Dal nobile obiettivo che tutti condividono discende poi una pervasiva ipocrisia di fondo che tende a svuotare in maniera sostanziale e sistematica l’anelato traguardo.

Proviamo a fare un quadro: che l’ambiente sia oggi elemento chiave e sostanziale del benessere del pianeta non è concetto nuovo e tutti siamo convinti che sia effettivamente così. Direi che sia, peraltro, concetto abusato in ogni dove, in ogni consesso; convegni che parlano di green economy, mobilità, sostenibilità, emissioni, verde, performance energetica, risparmio energetico, qualità urbana, contesto, benessere sociale, tutela della salute pubblica, riduzione dei costi sociali… Come si fa a non essere d’accordo? Politica, opinione pubblica, opinion leader, associazioni e cittadini sono tutti un fronte unitario. In edilizia molti passi sono stati fatti in avanti. In altre occasioni abbiamo sottolineato come a partire dalla filiera si siano via via sviluppate sofisticazioni tecniche di prodotto, volte al miglioramento della qualità del costruito, che ha l’obiettivo di raggiungere performance veramente notevoli, rispetto al principio del rispetto dell’ambiente. Tanto sul nuovo, quanto sul costruito, oggi è possibile programmare e realizzare quanto di più moderno e sofisticato sia ipotizzabile nella riduzione dei consumi energetici e quindi in tutta una serie di effetti indotti sulla salubrità dei luoghi di vita e di lavoro, delle città. Da questo punto di vista, ci siamo!

L’ultima legge di stabilità, in verità, ha confermato un interesse strutturale dello Stato nella generazione di politiche di incentivazione della ristrutturazione, di efficientamento energetico e di interventi di adeguamento strutturale al patrimonio esistente con il noto sisma-bonus. Pacchetti cumulabili che orientano, o dovrebbero orientare, i cittadini alla salvaguardia del proprio patrimonio, della incolumità propria e dei propri cari, estesa anche ai condomini, tipici organismi edilizi presenti nei centri urbani. È questa politica industriale di settore? Dire di no, sarebbe disonesto. Nella manutenzione i dati parlano di un costante aumento degli investimenti. Dire di sì lo è altrettanto, e ci sono tante, troppe situazioni che ci confermano il perché. Proviamo a fare alcuni esempi, e sono tutte storie vere. Un tale eredita a Roma un villino di 150 mq. da ristrutturare e pensa di fare un investimento a favore dei propri figli, dividendo l’alloggio in due unità più piccole di 75 mq. ciascuna, ristrutturarle e renderle efficienti dal punto di vista energetico. Incentivi, risparmio fiscale garantito nei dieci anni successivi, adempimenti tutti ordinati, impresa seria, lavori eseguiti nei tempi e nei prezzi: fantastico! Poi arriva il catasto: da un alloggio di 150 mq. di categoria A/3 (abitazioni di tipo economico), al povero contribuente che ha investito per i figli, che ha pensato di valorizzare il proprio patrimonio, ecco che arrivano due appartamentini nuovi di zecca che il catasto pone in categoria A/1 (abitazioni di tipo signorile), che pagano il massimo di imposte patrimoniali, che non possono godere di alcuna agevolazione sulle utenze per residenti, che non possono essere vendute come prima casa a nessuno senza svilirne il valore per effetto delle imposte indotte. Insomma, da un regalo ai figli a una rogna ciclopica. Il povero malcapitato fa ricorso in commissione tributaria, che legittima il comportamento del catasto. E tanti saluti al contribuente!

Altro esempio. In una zona residenziale un costruttore serio, investendo più risorse, non fosse altro che per becere motivazioni commerciali (bisogna essere onesti fino in fondo) costruisce una casa con caratteristiche energetiche al top di gamma. Classe energetica A, risparmio sui costi garantito, tempi di realizzazione di un biennio. Ecco che un contribuente, sensibile alla questione ambientale, disposto anche a spendere di più per prezzo (vuole una casa nuova), per imposte (paga un maggior importo di IVA sul prezzo di vendita) e per obiettivi ambientali (costi inferiori di gestione e di riscaldamento o raffrescamento), con effetti indiretti rilevanti (riduzioni nelle emissioni inquinanti, contribuzione al miglioramento del clima urbano, della “sostenibilità”, dell’Ambiente con la “A” maiuscola) si imbarca in questa avventura di due anni e via via paga gli acconti. Nel frattempo si vede negare dalla legge di stabilità la riduzione dell’IVA al 50% detraibile fino alla legge di bilancio dell’anno precedente, ma pazienza... Vuole quella casa, è la sua meta, il suo sogno, l’investimento della vita, vuole arrivare alla fine. Anche qui, alla fine arriva il catasto che, noncurante dei maggiori investimenti, dell’impatto sull’ambiente, della classe energetica al top di gamma, fa il suo dovere: categoria da A/1 a A/2, e, sia chiaro, non meno; classamento al massimo consentito. Imposte patrimoniali e di cessione da suicidio. E, di nuovo, tanti saluti al contribuente! Per completare gli esempi basta solo ricordare che la maggior parte (90% del patrimonio edilizio in Italia) è oggi energivoro, accatastato da A/3 o A/4 e che paga proporzionalmente molto meno di quanto sia “in ordine” con gli obiettivi ambientali sbandierato oggi in tutti i convegni. Ma allora, dobbiamo chiederci, l’Ambiente con la A maiuscola, oggi, è una priorità vera o una priorità da convegno? È argomento per il quale dobbiamo garantire lo spazio necessario al solo riempirci la bocca, o su questo argomento dobbiamo strutturare un piano vero di investimento, di politica industriale, di rinnovamento del patrimonio, di crescita del PIL? Molte cose oggi si stanno delineando per il verso giusto. Bene la legge di stabilità, che ha fatto diventare gli incentivi, da questioni episodiche a questioni un po’ più strutturate (durata 5 anni), quasi “di Stato”. Lanciamo il cuore oltre all’ostacolo, facciamo diventare gli incentivi veramente strutturali, e non in perenne scacco rispetto alla legge di bilancio. 

La convenzione tra ANCE e Deloitte in via di definizione, che presto verrà presentata all’intero sistema, è strumento di lavoro, di penetrazione nel mercato, di marketing industriale associativo, sul quale veramente varrà la pena impegnarsi nel futuro. In tutto questo mancano i convitati di pietra: il catasto, la cui annunciata (fin troppe volte) revisione andrebbe coordinata con efficienza energetica e attribuzione di zona sismica e questi dovrebbero essere elementi sostanziali di riclassificazione del patrimonio, e il Legislatore fiscale, che risponde in via esclusiva da tempo a logiche di bilancio stravolgenti gli obiettivi, con la miopia cronica della incapacità di cambiare, di evolversi, di modernizzarsi. Oggi su questo, tra le altre cose, ci stiamo concentrando in ANCE, nella predisposizione di un Libro Bianco sulla Fiscalità Immobiliare, non un “cahier de doléances” che denuncerebbe solo la debolezza della rappresentanza e la sua incapacità di trovare soluzioni, ma un documento politico di contenuto e rinnovamento, firmato in linea orizzontale da tutti i movimenti associativi più importanti del settore, che vuole una logica impositiva sul lavoro e sul reddito e non una logica impositiva strutturata sulla rendita e sul patrimonio. Un documento che, con ANCE, è proposto quale percorso alternativo alla politica delle promesse e dei proclami campati in aria di questi ultimi giorni da parte di tutti gli schieramenti politici, insieme ad Assoimmobiliare, Federabitazione, LegaCoop ANCPL e Abitanti, Legambiente, con l’appoggio di ABI e di una serie di stimati giuristi e professionisti che hanno dato una mano a completare il percorso in ambito più tecnico ed operativo. Sarà presto presentato a chi promette, senza poterlo fare, quattrini da distribuire a tutti, università gratis per tutti, pensioni minime garantite, salari e redditi minimi garantiti, lavoro a pioggia, tassazione ad aliquote fantasiose, prepensionamenti, e chi più ne ha più ne metta. Forse per una volta un Libro Bianco di inversione del modo di pensare la fiscalità, usandola come leva, restituirà a coloro che ne hanno veramente bisogno i contenuti che servono, promossi da coloro i quali hanno fatto del lavoro e sul lavoro fino ad ora l’unico motore vero della propria esistenza, crescita, capacità, e trampolino sul cui rispetto assoluto si devono spingere oggi i movimenti di rappresentanza della società civile.  

 

Marco Dettori, Presidente, Assimpredil Ance

Febbraio 2018


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Autore: Marco Dettori

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