La nostra storia 2017 numero 5

I segreti del metodo De Albertis

Dal Presidente

Non bastano poche righe del nostro periodico per descrivere quanto...

I segreti del metodo De Albertis

Non bastano poche righe del nostro periodico per descrivere quanto il nostro settore abbia perso con la prematura scomparsa di Claudio De Albertis. Non bastano dieci anni di collaborazione stabile in  Associazione per poter descrivere quale patrimonio di conoscenza, cultura e visione si sia disperso con lui. L’Associazione costruttori, sia essa locale, regionale o nazionale, deve chiedersi oggi quale dovrà essere la sua missione per il futuro, nella rappresentanza. Dal lato umano posso dire di avere perso non solo uno stimato collega, dal quale, sul piano imprenditoriale, ho appreso quanto siano importanti le relazioni trasparenti e corrette, e con esse la costante capacità di interpretare il futuro e orientare le scelte dell’azienda; ho perso anche un amico, del quale nei non rari momenti di incontro, ho anche apprezzato lo spirito, la vivacità, la sua instancabile voglia di vivere, sempre.

Con Claudio tutto era semplice. Essere vicini sulle scelte, o essere in aperta discussione, come è stato tra noi circa un paio di anni fa, non ha mai precluso l’opportunità di parlare e di confrontarsi, di trovare una sintesi, o anche ove non la si fosse trovata subito, a rimanere sospesi, ma in costante contatto per la sua ricerca. Tanto sul piano istituzionale quanto su quello privato, abbiamo avuto un Maestro che ci ha trasmesso i principi fondamentali della condivisione e della partecipazione. Per entrambi i principi Claudio ha anticipato i tempi, ponendo le basi del confronto, dell’esperienza e diffondendo la passione per la curiosità delle cose e degli avvenimenti, vicini o lontani che fossero. E questo modo, una vera e propria regola di ingaggio, ha reso la partecipazione e l’incontro in Associazione un momento irrinunciabile, un evento del quale non è mai stato possibile fare a meno.

La crisi ha tentato invano di mettere in discussione questa strategia, un vero e proprio metodo, del quale, sono convinto, noi tutti dobbiamo oggi fare tesoro, esserne testimoni e tracciare il percorso. Il “Metodo De Albertis” pone infatti chi svolge un ruolo di rappresentanza di fronte ad alcune tipicità assolutamente ineludibili che pongono la necessità di una riflessione: vivere l’esperienza associativa con la passione di una missione, essendo consapevoli che non ci sarà un ritorno diretto a chi mette a disposizione il proprio tempo e le proprie attitudini, anzi, spesso potranno aumentare i rischi collegati alla visibilità e alla carica, e con essi i problemi, talora anche seri, con i quali si dovrà partecipare;  credere che la coerenza tra trasparenza e correttezza, cardini della azione di rappresentanza, ed i comportamenti nella attività di impresa, sia l’elemento irrinunciabile, non declinabile, senza alcun compromesso. Metodo, questo, che ho cercato di descrivere in estrema sintesi, apparentemente difendibile con grande semplicità, nella realtà oggi non sempre costante e diffuso, e sul quale calano ombre di ogni tipo o, caso ancor più grave ed emblematico, si costruiscano volgari teoremi con i quali si è poi costretti a convivere.

Quanto tracciato potrebbe essere già di per sé sufficiente a farci pensare o ripensare alla partecipazione associativa. Ma non è così. Perché Claudio ci ha insegnato che la partecipazione associativa non può altro che essere così. Con i suoi pregi, con l’impegno costante, con tutti i suoi rischi. Questo metodo, dunque, invita a tentare di approfondire le dinamiche che ci circondano per individuare strade o percorsi corretti e giudiziosi volti a perseguire obiettivi di medio o di lungo termine. Invita, in sostanza, ci obbliga, a spostare la lente di ingrandimento dei problemi mettendo a fuoco quei temi che verosimilmente rappresenteranno le questioni prioritarie sulle quali posizionarsi come Associazione, al fine di orientare le imprese verso un percorso di avvicinamento semplice, condiviso e accompagnato. In questo Claudio era veramente grande!

Questa sua costante qualità di  ESSERE AVANTI per l’Associazione e per la sua azienda, non era una qualità episodica. Era il metodo, un vantaggio diffuso a beneficio di tutte le imprese. La nostra Associazione si è rafforzata, è diventata sempre più autorevole ed è posizionata oggi, proprio grazie a questa sua azione, un riferimento sul piano delle relazioni e del confronto. Per perseguire questo obiettivo abbiamo, nel tempo, imparato a seguire un uomo che si è reso reattivo al mutamento dei costumi, ossessionatamente, quasi, partecipe dei cambiamenti: una vera forza, un osservatorio permanente a disposizione di tutti gli associati, con eccezionali poteri di  percezione, di approfondimento e di sintesi. Lo abbiamo visto assiduamente corretto nei rapporti e negli  quilibri, mai irrispettoso, ma veramente risoluto e portatore di un tale carisma e di forza che era capace di trasmettere ai suoi interlocutori ed ai suoi associati, generando autorevolezza e consenso. Uno stile davvero raro, quasi d’altri tempi, che ha mantenuto costante anche nei periodi più bui, dalla cosiddetta crisi della moralità degli anni novanta e fino alla più recente crisi economica dei nostri giorni. Neppure i periodi più  ortunati hanno modificato le modalità di comunicazione e non si è mai ecceduto nei toni, anche quando occorreva mettere all’angolo gli avversari, o evitare di essere spinti talvolta nel medesimo angolo.


Da liberale convinto aveva sofferto, a mio modo di vedere, l’ascesa e il rafforzamento di chi oggi guida il Paese, penando ancor più per il contemporaneo decadimento della sua più naturale ed incline bandiera, avendo anche esplorato, per un certo periodo, l’opportunità di buttarsi nella mischia, non tanto per sé, quanto per ridare slancio e vigore a chi stava repentinamente perdendo terreno, con la passione, l’autorevolezza e il vigore, che ha sempre contraddistinto il suo modo di essere, di esistere. Anche in questo è stato grande, anteponendo il rispetto della propria azienda e della propria vocazione associativa, alla  personale passione politica, non compatibile con la sua storia e in conflitto con i doveri di imprenditore e di Presidente. Nell’ultimo periodo ritengo che Claudio sia stato capace di trasmetterci dei messaggi. Non lo ha fatto mai direttamente; anzi, in queste “trasmissioni” lui stesso ci ha dato qualche indizio sulla strada che egli stesso avrebbe poi intrapreso e sui traguardi che egli stesso avrebbe agevolmente raggiunto, se la malattia  on lo avesse sopraffatto. Qualcuno ha parlato di un testamento rispetto all’attività associativa, caratterizzato  dalla ennesima sollecitazione alla novità. Ancora una volta: ESSERE AVANTI. Con una modalità nuova, rivoluzionaria rispetto allo stile al quale ci aveva tutti abituati. Più vicina ai tempi, più contemporanea.


Metodo ed evoluzione del metodo. Claudio De Albertis ed evoluzione di Claudio De Albertis.
Sempre unico. Riferimento di tutti noi. Diceva Forrest C. Shaklee: “Il modo migliore per predire il futuro è crearlo”. Tu, Claudio, questo, lo facevi. Questo dobbiamo cercare, oggi e domani di fare anche noi. Seguendo un esempio, copiando uno stile.
Grazie Claudio, grazie di tutto.

Marco Dettori, Presidente, Assimpredil Ance


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Autore: Marco Dettori

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