Che cosa merita Milano 2020 numero 22

Caterpillar

Dal Presidente

Mentre il mondo economico, gli imprenditori...

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Mentre il mondo economico, gli imprenditori, i lavoratori e le imprese si domandano preoccupati quale sarà il loro futuro tra incentivi, recovery fund, MES, COVID 19 e incertezze normative e sanitarie di varia natura, è con grande giùbilo che il mondo politico registra l’ennesimo risultato elettorale delle recenti elezioni amministrative dove sorprendentemente vincono tutti e incomincia sommessa la bagarre locale per il futuro Governo della Città Capoluogo della nostra Regione, Milano.

Sindaco in carica ancora incerto se continuare, Assessori che abbandonano la gestione del proprio assessorato e guardano avanti sul futuro della città, mal celando un pensierino anche al proprio, polemiche politiche dell’ultima ora con varie minacce di intervento mediante delibere che difendono non il lavoro, non i cittadini e non le imprese (di fatto gli elettori); opposizione concentrata sugli errori degli altri in cerca di protagonisti da sedurre per scalare l’ingrata arrampicata verso la vetta.

E intanto guerre sante a supposto vantaggio del territorio anziché della crescita.

Il tutto condito da una disordinata e confusa lettura delle regole amministrative e delle competenze, necessariamente foriera di esiti e norme impedienti e limitanti, pane quotidiano per avvocati amministrativisti e desolante compito di ricostruzione da parte dei Tribunali amministrativi per quanto inevitabilmente ricadrà loro in giudizio.

Anche questo succede a Milano….. che pena…..

Eppure siamo a Milano.

La nostra società civile si merita tutto questo?

Ricordiamo che Milano non è soltanto il nome di una città. Meno fortunata di altre per storia e testimonianze del tempo e certamente caratterizzata dalla durezza del clima rispetto a ben più gradevoli temperature di gran parte del resto del Paese, Milano è però un luogo che ha saputo nel tempo costruire, nell’impegno costante e inarrestabile dei suoi cittadini e delle sue anime molteplici, un modello eccellente di funzionamento dei servizi, delle aziende, siano esse pubbliche o private, un luogo dove muoversi, lavorare, divertirsi, impegnarsi.

Un luogo raro, nel panorama amministrativo della nostra Nazione, al quale tutti quanti riconoscono un grande valore, cercano in modalità incerta di emularne il modello, restano ammirati spettatori della dimestichezza con la quale si affrontano quotidianamente le complessità, i nodi, le sfide.

Questo i milanesi sono capaci di fare! E vincono, quasi sempre.

Mi vorrete concedere lo sfogo. Sarà che l’evoluzione delle relazioni istituzionali sia stata caratterizzata, nel mio mandato da rappresentante di una delle più importanti categorie industriali del Paese, da una constatazione di quanto poco si sia riusciti a crescere sul piano squisitamente culturale, ma tant’è…..

Oggi registriamo uno scollamento ingiustificato tra cittadini e istituzioni, un allontanamento progressivo di Enti che dovrebbero essere a servizio della collettività e dell’impegno collettivo. Ci sentiamo tutti piuttosto soli.

Eppure si continua a “fare”; il “metodo ambrosiano” non si ferma mai! Grazie ai suoi cittadini, alle sue imprese, alla sua anima laboriosa che non vive la polemica ma che la vince, continuando quotidianamente e “tirare il carro” e “stare al piccone”. E lo fa non soltanto nel proprio esclusivo interesse.

Siamo i primi nella solidarietà, nel volontariato. Siamo forti nell’economia e nelle relazioni. Siamo coesi nelle battaglie e nelle conquiste. Rappresentanze, Ordini, Associazioni, tutti concentrati in una visione estremamente laica e moderna, non ideologica, di contenuto, di scambio e interrelazione, di crescita sociale e culturale, reprimendo gli eccessi, le ostilità e le derive che minacciano ogni possibile tassello di questo modello.

Ora abbiamo bisogno che chi si affaccerà al futuro Governo della città, sia esso in continuità, rinnovamento o discontinuità, cerchi di guardare avanti e tracci un percorso nuovo di istituzioni amiche e non difensive.

Abbiamo perciò bisogno che si decida di giocare in attacco!

Abbiamo in questi mesi vissuto una stagione difficilissima e delicata, certamente non semplice. Nessuno, ritengo, sarebbe stato in grado di comprendere come realmente affrontare le difficoltà derivanti da una situazione imprevedibile, difficile e gravosa come quella del lock-down.

Ora va riallacciato il rapporto con i cittadini, con la società civile, con le imprese. Occorre comprendere le necessità e le priorità, abbandonare inutili polemiche in virtù di una rinnovata necessità di coesione su temi straordinariamente importanti per il nostro futuro. Occorre fiducia. E uso evoluto della discrezionalità!

Occorre agevolare con ogni mezzo la transizione e il cambiamento.

Dovremo credere che la nostra città possa diventare veramente un laboratorio permanente di sperimentazione della relazione pubblico privato, limando ed eliminando strutturalmente e pesantemente tutte le difficoltà, le fatiche, le incertezze che le strade amministrative costantemente frappongono. Dobbiamo ricostruire un clima di vera fiducia tra cittadini milanesi e istituzioni milanesi. Bisogna ritornare ad un modello culturale molto simile a quello del dopo guerra, ma assai più evoluto, caratterizzato da un più diffuso senso di responsabilità e di cura nell’esercizio della rappresentanza.

Lo deve fare la politica in rapporto ai cittadini. Ed è un tema che vale per i singoli nell’esercizio della funzione pubblica e dei singoli nel rapporto con il pubblico. Lo devono fare le Associazioni con i loro associati.

Il mondo cambia velocemente, mentre non sta cambiando purtroppo un certo approccio, retaggio di avvilenti modalità di un passato recente, i cui effetti non si riescono a rimuovere.

Tutto quello che una società civile evoluta può richiedere e pretendere è rispetto per le relazioni, il lavoro, la crescita, la solidarietà e la condivisione.

Tutto quello di cui la società civile, fatta di donne e uomini che ogni giorno si impegnano anche per sè stessi restituendo alla città sempre qualcosa di buono, deve giovarsi è un rispettoso (animato, magari, ma rispettoso) dibattito su problematiche di qualsiasi natura; è un riconoscimento del ruolo responsabile della presenza pubblica per realizzare quanto sia necessario al mercato e alle persone.

E’ abbandonare la logica del fango, della delazione, del dibattito televisivo sensazionale. E’ abbandonare la cultura del sospetto. E’ il rispetto dei ruoli, delle competenze, del rango ordinamentale e delle forze istituzionali. E’ abbandonare l’ansia che dietro ogni affermazione e dietro ogni ragionamento si celi un attacco politico, un significato ideologico, un sotterfugio celato.

Si apra il Sipario. Il pubblico ha posto non solo in prima fila, ma anche nelle balconate. E a meno di non riservare a tutti quanti la dilagante abitudine di farsi trascinare nella meno interessante rappresentazione di una piece immatura e limitata, poco adatta a coloro che stanno in prima fila semplicemente perché si vogliono gli appalusi del più numeroso pubblico della balconata, auguriamoci di avere per una volta la Città al centro e, al centro, la Città, e con essa il rispetto per tutti i suoi laboriosi ed infaticabili cittadini.

 

Marco Dettori, Presidente, Assimpredil Ance

Ottobre 2020


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Autore: Marco Dettori

TAGS: Burocrazia, coronavirus, costruzioni, covid-19, edilizia, futuro, leggi, norme, pandemia, semplificazione

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