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Un accordo?

Nuovi processi 2016 numero 43

Si, serve un accordo tra tutti gli attori della filiera, ma proprio tutti, su cosa è...

Un accordo?

Si, serve un accordo tra tutti gli attori della filiera, ma proprio tutti, su cosa è centrale nel processo. Serve un accordo tra i formatori, chi progetta, il legislatore, chi realizza ed anche i cittadini ovvero chi esprime la domanda.

Che cosa è centrale nel processo? Certamente non il dibattito pubblico, pur se espressione della domanda, ma neanche la formazione in sé, mutilata se non sfocia nelle fasi realizzative, ma neanche il progetto in sé, una momento parziale del tutto, come neanche una buona legge se ci fosse, pur se fondamentale, o una buona realizzazione che tradisce tutti i passi precedenti.   Cadrebbero tanti muri e divisioni francamente inutili se pensassimo come è la realtà vera ovvero che centrale a tutti i nostri sforzi ci deve essere l’opera o meglio la migliore realizzazione dell’opera.

Con questa visione tutte le forme di collaborazione del nostro settore tra professionisti ed imprese, tra amministratori e professionisti, tra cittadini e legislatori avrebbero delle forme meglio strutturate di partenariato, più congrue alle aspettative e soprattutto più efficaci.

Un piano di opere pubbliche potrebbe essere demandato a momenti di confronto e scelta delle priorità con la cittadinanza in uno splendido dibattito pubblico, avamposto di decisioni spesso vissute come calate dall’alto.

Un professionista potrebbe trovare un alleato nell’amministrazione per il rilascio di un titolo edilizio per la realizzazione.

Lo stesso professionista potrebbe trovare grande giovamento nelle innovazioni proposte da un’impresa con cui potrebbe collaborare a prescindere dalle storture inflittegli da un appalto integrato, magari collaborando a monte, magari in un dialogo competitivo tra più soggetti collaboranti.

La stessa impresa potrebbe ottenere da una collaborazione anticipata con i progettisti una realizzazione virtuosa dove l’esaltazione delle reciproche capacità persegue un obiettivo comune e dove l’odiato ossimoro del_massimo ribasso_ sparisce di fronte a quello dell’offerta _economicamente più vantaggiosa_.

Ora perché tutto ciò accada ci vuole un cambio di passo: nella struttura delle imprese come in quella degli studi professionali, nell’apertura da parte di tutti alle leve offerte dall’avvento dei BIM, dagli amministratori ai produttori di componenti compresi, alla sua accoglienza come entità che può offrire piattaforme di collaborazione attiva tra più attori, come una medicina arrivata a curare un paziente moribondo.

L’indotto che questa leva può introdurre in tutto il settore dell’AEC è enorme e le migliorie nel processo in termini di risparmio di tempo ed economico indiscutibili.

Arrivo perciò a chiudere questo mio ultimo numero di Dedalo come direttore guardando in questa direzione come una nuova frontiera, una bella sfida da affrontare uniti con consapevolezza, senza rovinose corse in avanti ma con passo deciso. E’ il momento. Sono certa che chi mi segue saprà attraversare questi territori restituendo tutta l’esperienza e l’innovazione che ne conseguono in queste pagine per il beneficio di tutti.

Cecilia Bolognesi

Nella foto: cantiere del One Airport di Accra


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Autore: Cecilia Bolognesi

TAGS: BIM

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