Territorio

Sosteibilità ambientale e incentivi volumetrici

Città digitali 2016 numero 4

Tra la miriade di regole e condizionamenti che incidono sul...

Sosteibilità ambientale e incentivi volumetrici

Tra la miriade di regole e condizionamenti che incidono sul progetto, c'è il forte rischio di derubricare il tema della sostenibilità e dell'adeguamento energetico degli edifici  ad un parametro tecnico-economico tra i tanti, dimenticando la problematica epocale che lo sottende. D'altra parte, considerare i costi è insito nei meccanismi di mercato, non si può pretendere che il privato si auto-penalizzi per lungimiranza sociale: è quindi compito e responsabilità dell'Ente pubblico emanare provvedimenti adeguati al reale raggiungimento degli obiettivi.
 Tutti sappiamo che il consumo d'energia degli edifici è il principale responsabile (o uno dei) per
l'inquinamento dell'aria, oltre che incidere sulle riserve di energie non rinnovabili); la riduzione  dei consumi induce quindi enormi benefici generali per la collettività (oltre a quelli diretti sull'edificio), che non possono essere messi sullo stesso piano di altre, meno rilevanti e/o aleatorie questioni, quali sono spesso quelle che riguardano le norme urbanistico-edilizie. Basta una sola considerazione per ricordare la rilevanza del tema e la necessità di trovare soluzioni adeguate: in Europa viene generalmente indicata (nei vari convegni) la soglia temporale del 2050 per
giungere ad un patrimonio edilizio a "consumo quasi zero", corrispondente cioè all'attuale classe A4 della legge.

Ciò significa che se costruisco oggi un edificio di classe inferiore dovrei sostituirlo prima del2050, riducendo il  tempo di obsolescenza medio con enormi diseconomie di scala. Ma significa pure, visto che ogni due anni l'asticella del minimo si alza, che se realizzo oggi nuove costruzioni che rispettano solo i livelli minimi, queste saranno già inadeguate tra quattro-cinque anni. Certo, rispetto agli edifici energivori che rappresentano la quasi totalità del patrimonio esistente, è tutto "grasso che cola": ma non c'è motivo per limitare standards prestazionali già  tecnicamente abbordabili.

Il D.lgs n.28/2011 (bonus nazionale 5%) ha fatto un piccolo passo avanti, soprattutto perché va in deroga ai limiti urbanistici; e la L.R. n.38/2015 ne ha fatto uno più importante consentendo finalmente il recupero in termini di slp dei muri perimetrali nella ristrutturazione/sostituzione degli edifici esistenti. Per il resto, almeno a Milano, tutto il corposo Titolo IV° - Ambiente ed ecosostenibilità - del Regolamento Edilizio comunale (sebbene di recente approvazione) non produce benefici reali.
 Indipendentemente dalla gravosità o meno che comporti il raggiungimento dei vari livelli prestazionali, infatti, questi
restano solo virtuali per due motivi: primo, perché i bonus volumetrici derivanti non possono comunque superare l'indice massimo di 1,00 mq/mq. (o quello esistente in caso di sostituzioni); secondo, perché il costo degli "incrementi prestazionali" è - nella stragrande maggioranza dei casi - notevolmente superiore a quello delle  pertinenze indirette, rendendo di fatto impraticabile il trasferimento/vendita delle eccedenze volumetriche, come è stato ampiamente dimostrato nel corso del Convegno che Assimpredil ha organizzato lo scorso 15 giugno, con dovizia di dati analitici.

Così l'intero corpus del Titolo IV° resta un esercizio di stile, che lascia solo a casi particolarmente favorevoli di budget la pratica possibilità di accedere a standards prestazionali superiori. Resta da chiedersi: cui prodest?

Carlo Rusconi, Vice Presidente Edilizia e Territorio, Assimpredil Ance

Novembre 2016


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Autore: Carlo Rusconi

TAGS: ambiente, edilizia sostenibile, incentivi volumetrici, sostenibilità ambientale

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