Opere pubbliche

Si cambia per migliorare il Codice degli Appalti

Ricostruire 2017 numero 6

Nei precedenti numeri di Dedalo ho ripetutamente evidenziato i molteplici...

Si cambia per migliorare il Codice degli Appalti

Nei precedenti numeri di Dedalo ho ripetutamente evidenziato i molteplici aspetti di criticità presenti nel nuovo Codice degli appalti.

Ho descritto, in particolare, quegli aspetti che stanno frenando – o addirittura affossando - il mercato e quelli che aggravano l’operatività quotidiana delle imprese. Ho però anche messo in evidenza il grande lavoro fatto dal sistema associativo - Ance in primis - per eliminare gli aspetti più controversi, con proposte concrete di modifica. Audizioni, documenti, incontri, uscite sulla stampa: una pluralità di azioni senza risparmio. Sforzi, (speriamo!), non vani.

Com’è noto, infatti, entro il prossimo 19 aprile (un anno dall’entrata in vigore del decreto legislativo n.50) il Governo, in forza di specifica attribuzione contenuta nella legge delega, potrà adottare un decreto legislativo “ correttivo” al Codice degli appalti.

Il Consiglio dei Ministri lo scorso 23 febbraio ha approvato, in esame preliminare, un decreto che rivede profondamente il Codice: ben 84 articoli per circa 245 correzioni, alcune delle quali molto importanti, che potrebbero definirsi un’autentica inversione di rotta. Tra queste, la moratoria, richiesta più volte dall’Ance, di poter continuare a mettere in gara appalti integrati con progetti definitivi purché già approvati alla data di entrata in vigore del Codice.

Una manovra che consente di svuotare i cassetti degli uffici tecnici delle amministrazioni, imprimendo un’accelerazione alle gare, ora incagliate nella fase di progettazione. Viene poi sancito il ritorno al subappalto nella categoria prevalente e al concetto di opere scorporabili. Anche il rating d’impresa, altro pilastro del nuovo Codice, viene profondamente rivisto e ridimensionato.

Il decreto correttivo è ora al vaglio della Conferenza unificata Stato-Regioni, del Consiglio di Stato e delle Commissioni di Camera e Senato per l’acquisizione dei relativi pareri. È prevedibile che questi organismi chiedano al Governo modifiche o integrazioni al testo uscito da Palazzo Chigi, per cui non abbiamo ancora certezza del contenuto definitivo, che sicuramente commenteremo prossimamente.

Una considerazione, tuttavia, ritengo debba essere fatta: il Governo, dopo un’arroccata difesa del testo dello scorso aprile, ha finalmente riconosciuto che le obiezioni mosse da molti operatori e osservatori erano tutt’altro che infondate e, anzi, utili se non addirittura necessarie.

Necessarie quantomeno a rimettere in moto un settore ormai alla paralisi. Con un’avvertenza però: anche le opportune modifiche all’impianto del Codice non potranno da sole sortire l’effetto di rilancio auspicato se il Governo non interverrà parallelamente con una politica di espansione degli investimenti e di inversione della spesa pubblica ora votata prevalentemente alla parte corrente. E questa è la nostra prossima battaglia.

Giorgio Mainini, Vice Presidente Opere Pubbliche , Assimpredil Ance

Marzo 2017


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Autore: Giorgio Mainini

TAGS: ANAC, ANCE, Assimrpedil Ance, codice appalti, lavori pubblici, opere pubbliche

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