Territorio

Sempre tasse e balzelli per l'edilizia

La nostra storia 2017 numero 5

Si parla, talvolta, di timida ripresa dell'edilizia. Ma è sicuro che...

Sempre tasse e balzelli per l'edilizia

Si parla, talvolta, di timida ripresa dell'edilizia. Ma è sicuro che a Milano non potrà riprendere davvero fin quando perdurerà una disattenzione (vogliamo credere) o un'irrazionale penalizzazione dell'attività edilizia, a causa di tasse e balzelli vari che gravano su di essa, più che altrove.

In un numero precedente della rivista si è parlato degli oneri complessivi per le nuove costruzioni e ristrutturazioni, che sono arrivati a livelli inimmaginabili: 50.000 euro tra contributi e oneri, per una unità immobiliare di 80-90 metri quadrati. Ma ci siamo dimenticati della COSAP, l'ennesimo balzello cresciuto negli ultimi tempi ben più rapidamente degli stessi oneri.

E' possibile che l'occupazione di un metro quadrato di suolo pubblico, in un'area abbastanza periferica, possa costare in un anno più del corrispondente affitto per un'unità immobiliare destinata a terziario in un'area centrale della città?

I conti sono presto fatti: 300 mq di occupazione di suolo per un anno vengono a costare nelle zone più esterne € 72.900; il canone di affitto (spese comprese) di un'unità immobiliare di pari superficie vale oggi, in un'area centrale come viale Majno, 65-70.000 euro, e in un settore urbano come Città Studi 40-45.000 euro.

A fronte di queste cifre, viene spontaneo chiedersi quale sia la regola e il criterio con cui sono determinati i canoni di occupazione. Se è comprensibile pensare ad una tassa proporzionalmente elevata per un'occupazione di breve periodo (nella quale sono compensati i costi del personale dell'Ufficio, l'intervento della vigilanza, il controllo, ecc.), la riduzione percentuale che viene praticata per l'occupazione di lungo periodo è troppo modesta, arbitraria, non commisurata all'effettiva valutazione economica: di fatto un'altra tassa, che colpisce l'operatore tanto più perché non può farne a meno. Né può valere la considerazione che si tratti di superfici modeste, per l'occupazione del ponteggio e/o il carico-scarico: se questo può essere vero nelle zone centrali, in quelle più esterne si è spesso costretti a occupare superfici notevoli per necessità logistiche.

A tal proposito, ci hanno segnalato il caso di un collega che, per realizzare un piccolo edificio di 800 metri quadri di slp (terreno edificabile pagato 160.000 euro nel 2009) sarebbe stato costretto dagli Uffici a prendere in occupazione temporanea quasi 900 metri quadrati per tutta la durata del cantiere (quindici mesi ma due anni solari) alla modica cifra di oltre 210.000 euro nel 2014, oggi 300.000, il doppio del valore del terreno! Ovviamente ha rinunciato, però ha dovuto rinunciare anche all'intervento perché era l'unica possibilità (una strada sterrata di proprietà del Comune di Milano, per accedere al cantiere con i mezzi.

Tutto ciò con un'autorizzazione paesaggistica e una D.I.A. assolutamente regolari, che prevedevano l'accesso esattamente da quella strada.

Oggi è un'area abbandonata, con opere di fondazione inutilmente costose perché realizzate a mano in attesa di risolvere il problema con gli Uffici, infestata dalla vegetazione e probabilmente anche dai topi. Ovviamente la piccola impresa artigianale che avrebbe dovuto fare il lavoro ha messo i due dipendenti in cassa integrazione.

Dove si pensa di arrivare, con questa sensibilità nei confronti del settore delle costruzioni? 

Carlo Rusconi, Vice Presidente Edilizia e Territorio, Assimpredil Ance

Gennaio 2017


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Autore: Carlo Rusconi

TAGS: ambiente, edilizia sostenibile, incentivi volumetrici, sostenibilità ambientale

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