Opere pubbliche

Il nuovo codice degli appalti e la fretta

Crescere? 2016 numero 3

Il nuovo Codice degli appalti, varato lo scorso 18 aprile, dopo...

Il nuovo codice degli appalti e la fretta

Il nuovo Codice degli appalti, varato lo scorso 18 aprile, dopo poco meno di tre mesi ha subìto il primo intervento correttivo.

Otto pagine di rettifiche, pubblicate in Gazzetta Ufficiale, che non  modificano il senso delle norme, ma si limitano a correggere refusi: spazi mancanti, concordanze sbagliate, segni di punteggiatura.

Un intervento importante, tuttavia, visto che sono stati corretti 181 errori su 220  articoli! “Colpa della fretta nella stesura del testo”, hanno spiegato dall’Autorità anticorruzione.

Sulla fretta aveva già puntato il dito anche il Consiglio di Stato, chiamato istituzionalmente a pronunciarsi  sulla riforma, rimarcando che: “Una codificazione richiede un periodo adeguato di ricognizione delle norme e della giurisprudenza, ricostruzione, confronto con gli operatori del settore, al fine di  confezionare regole chiare, univoche, ben coordinate”. Una codificazione richiede anche un congruo periodo per essere metabolizzata; era accaduto così per il vecchio Codice (DLgs n. 163) a cui erano  stati accordati 6 mesi di vacatio legis prima della effettiva entrata in vigore.

Non è così per il nuovo, entrato in vigore immediatamente. Con quale risultato? Che in attesa di studiare e approfondire il  senso complessivo della riforma (che è una notevole rivoluzione) tutti gli operatori si sono fermati. Si sono fermate le stazioni appaltanti, soprattutto, con la conseguenza che non ci sono gare.

La paralisi degli appalti di lavori è stata certificata recentemente anche da Anac nella sua relazione al Parlamento. Ma le nostre imprese hanno bisogno di lavorare adesso; pensare che la macchina dei  lavori pubblici possa ripartire solo dal prossimo anno è preoccupante; anzi, è meglio dire, una tragedia, non solo per le nostre aziende, per i nostri lavoratori, ma credo anche per il Paese che ha bisogno di  investire il più rapidamente possibile nelle infrastrutture per fa riprendere l’economia.

Le infrastrutture sono, infatti, l’asse portante della ripresa del nostro paese, che nessuno può permettersi di rallentare.

Ance ha rimarcato con forza questi temi, anche nel corso della sua Assemblea nazionale alla presenza del ministro Delrio.

In particolare è stata avanzata la richiesta di una moratoria che fino al 31 dicembre  2016 consenta alle pubbliche amministrazioni di bandire le gare già pronte, basate su progetti definitivi.

La norma del nuovo Codice che prevede l’obbligo per le stazioni appaltanti di mettere in gara  esclusivamente appalti su un progetto esecutivo, per quanto condivisibile negli obiettivi, è uno dei principali ostacoli alla ripresa in tempi brevi delle gare. La nuova regola impedisce, di fatto, per un tempo  che a oggi non è possibile quantificare- ma che non potrà certo essere breve-, di bandire tutti quei lavori concepiti secondo la logica dell’appalto integrato, possibile nel vecchio ordinamento.

Si tratta di un  significativo volume di interventi, che erano già pronti e sul punto di essere mandati in gara, e che, se non verrà prevista una temporanea sospensione della nuova norma, saranno destinati a rimanere nei cassetti della pubblica amministrazione. Se questo accadesse, come già accennato. Il danno che ne deriverebbe non solo alla tenuta delle imprese del settore, ma anche alle prospettive di crescita del PIL del Paese sarebbe ingente.

La moratoria richiesta, se concessa, rappresenterebbe una scelta di equilibrio e buon senso che, senza intaccare in alcun modo gli importanti obiettivi che si è prefissato il Governo con il nuovo Codice,  darebbe ossigeno al settore, consentendo al Paese di non interrompere il ciclo positivo degli investimenti.

Giorgio Mainini, Vice Presidente Opere Pubbliche , Assimpredil Ance

Settembre 2016


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Autore: Giorgio Mainini

TAGS: appalti, codice degli appalti, imprese costruzione, infrastrutture, lavori pubblici, opere pubbliche

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