Opere pubbliche

Decreto semplificazione: de profundis per le imprese

Che cosa merita Milano 2020 numero 22

Il 16 luglio il nostro Governo ha varato il...

Decreto semplificazione: de profundis per le imprese

Il 16 luglio il nostro Governo ha varato il decreto legge n. 76/2020. Il provvedimento, convertito in legge dal Parlamento l’11 settembre scorso, è stato denominato “decreto semplificazione” perché prevede fino a tutto il 2021 importanti misure derogatorie alle ordinarie regole che presiedono l’affidamento dei contratti pubblici. L’obiettivo è sicuramente condivisibile: contrastare le ricadute economiche negative determinate dal Covid-19 attraverso gli investimenti pubblici in infrastrutture.

Purtroppo, ancora una volta lo strumento scelto è pericolosamente inadeguato. Per accelerare i tempi di realizzazione delle commesse si interviene, infatti, solo sulla fase di gara, ben sapendo - come evidenziato proprio nel numero scorso di questa rivista dal Sottosegretario Turco - che la lentezza nelle procedure di realizzazione di un’opera pubblica è dovuta soprattutto ai cosiddetti tempi di attraversamento, che intercorrono tra l’inizio di una fase e quella successiva.

Ma il decreto non solo ha tagliato i termini per la presentazione delle offerte e per l’aggiudicazione, ma è andato molto più in là, prevedendo una vera e propria deregulation. Viene, infatti, consentito il ricorso generalizzato alla procedura negoziata per quasi tutte le gare, sia sotto la soglia comunitaria sia, in molti casi, anche sopra la soglia comunitaria.

L’effetto è ormai sotto gli occhi di tutti: le procedure aperte sono sparite e la nostra attività è subordinata all’invito da parte delle stazioni appaltanti. Non siamo più noi a scegliere a quali opere concorrere, dobbiamo aspettare una chiamata che potrebbe anche non arrivare per mesi.

Mi chiedo con preoccupazione che cosa faranno i nostri tecnici preventivisti nell’attesa e tutto il resto dei nostri dipendenti quando si saranno esauriti i lavori in corso.

Da un’analisi che gli uffici dell’Associazione hanno fatto sui dati Infoplus relativamente ai primi mesi di vigenza del decreto (agosto-settembre), quando peraltro c’era ancora lo strascico dei vecchi bandi per procedure aperte, risulta che il numero dei bandi per lavori da 1.500.000 a 4.000.000 di euro, in Lombardia si è ridotto del 70%.

Ma c’è un’altra previsione del decreto semplificazione che desta molta preoccupazione perché destinata a decretare l’uscita di molte imprese dal mercato.

Mi riferisco alla norma che, modificando l’articolo 80 del Codice appalti, prevede l’esclusione dalle gare delle imprese che hanno a loro carico accertamenti per irregolarità fiscali e contributive anche non definitive, se di valore superiore a 5mila euro.

Conseguenza logica: davanti a cartelle pur con accertamenti pretestuosi o erronei converrà in ogni caso pagare per non essere esclusi dagli appalti e non sarà consigliabile percorrere la strada del giudizio tributario anche se nella maggioranza dei casi le imprese risultano vincitrici contro l’Agenzia delle entrate.

Comunque, anche questa norma è l’ennesima picconata al principio di non colpevolezza!  

 

Giorgio Mainini, Vice Presidente Opere Pubbliche, Assimpredil Ance

Ottobre 2020


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Autore: Giorgio Mainini

TAGS: appalti, contratti, costruzioni, Covid, covid-19, Decreto Semplificazioni, edilizia

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