Territorio

Consumo di suolo: una storia finita (male)

Politiche industriali 2017 numero 7

Il 2 giugno passerà alla storia non soltanto per...

Consumo di suolo: una storia finita (male)

Il 2 giugno passerà alla storia non soltanto per la ricorrenza della Festa della Repubblica, ma anche per una scadenza che solo gli addetti ai lavori (purtroppo) hanno vissuto come incubo per lungo tempo: una occasione persa, ancora una volta, per ridare tono e vigore al settore edilizio e immobiliare, e quindi all’economia del territorio.

La Regione Lombardia, come sempre anticipando leggi nazionali tenute nel cassetto per non distogliere attenzioni e voti, aveva a suo tempo approvato una legislazione diretta al risparmio del consumo di suolo: una norma un po’ contro i costruttori e molto a favore degli agricoltori, rispecchiando origini e simpatie della attuale governance regionale, politica e di struttura.

In questo clima, il nostro sistema associativo, pur condividendo i principi di fondo, si era battuto per ottenere un periodo di salvaguardia, un periodo transitorio di trenta mesi entro il quale tutti i piani attuativi previsti dal Piano avrebbero potuto essere avviati a cura dell’operatore, così mettendo in salvo operazioni che sarebbero altrimenti cadute sotto la mannaia della legge salva-suolo.

I trenta mesi sono passati e invano hanno reclamato tempo i costruttori: troppo aperte ancora le ferite della crisi, troppo onerosi ancora i procedimenti e gli esiti che si volevano conseguire con i piani attuativi previsti sulla carta.

C’era bisogno di una ulteriore proroga, almeno otto/dieci mesi per prendere respiro e pesare con maggior attenzione l’equilibrio economico-finanziario dell’operazione.

Purtroppo, niente da fare: la mini proroga non è arrivata. Non solo. Oltre a mettere, ancora una volta, in seria difficoltà gli operatori che hanno dovuto presentare istanze, costi quel che costi, entro la fatidica, storica data, il legislatore regionale ha anche pensato di aggiungere la beffa al danno. Dopo il 2 giugno, il privato perde il diritto di sviluppo immobiliare, e di quell’area il Comune, nel pieno della sua potestà pianificatoria (riacquistata, o mai persa), potrà decidere che farne.

Unica magra consolazione la possibilità di un tempo più lungo, diciotto mesi anziché dodici, per fissare in un contratto diritti e obblighi delle parti. I sudditi ringraziano e, come sempre, si affidano al buon cuore, e al buon senso, del Principe.   

Carlo Rusconi, Vice Presidente Edilizia e Territorio, Assimpredil Ance

Giugno 2017


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Autore: Carlo Rusconi

TAGS: edilizia, rigenerazione urbana, territorio, urbanistica

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