Opere pubbliche

Codice Appalti: bilancio dei primi sei mesi

Città digitali 2016 numero 4

Il 19 ottobre scorso il nuovo Codice degli appalti ha tagliato il...

Codice Appalti: bilancio dei primi sei mesi

Il 19 ottobre scorso il nuovo Codice degli appalti ha tagliato il traguardo dei primi sei mesi di operatività . Il bilancio, purtroppo, è sconfortante. Non si può non prendere atto, innanzitutto, dell’effetto negativo sul mercato dei  lavori. Che l’entrata in vigore della nuova normativa producesse un calo dei bandi era prevedibile: uno stop  fisiologico in attesa di metabolizzarne le novità. Purtroppo la flessione delle gare è perdurante e anche il mese di settembre si è chiuso con segno negativo e con le imprese sempre più allo stremo. Le pubbliche amministrazioni possono permettersi di “mettere giù le biro” e studiare il codice anche per un periodo di sei mesi o più; le aziende NO!, non possono aspettare ancora a lungo, soprattutto in un momento come quello attuale che segue una lunga recessione che ha già prosciugato tutte le riserve e le risorse.

Sappiamo che la contrazione degli appalti è dovuta in parte anche alla soppressione dell’appalto integrato (progettazione-lavori), molto usato dagli enti fino allo scorso aprile. Molti progetti che potevano già essere messi in gara, allo stadio di preliminare o di definitivo, sono stati congelati in attesa di perfezionarne lo stato al livello  esecutivo. E c'è effettivamente un boom di gare di progettazione, che fanno ben sperare per il futuro.

Ma anche immaginando scenari in prospettiva positivi, rimane sempre la preoccupazione di quante imprese  riusciranno a reggere questa prolungata flessione di iniziative e di importi, in attesa che riparta il mercato. Il bilancio di questi primi sei mesi è sconfortante anche per un altro motivo.

In un precedente numero di Dedalo avevo rimarcato l’estrema fretta che aveva portato all’approvazione del Codice.

A tale fretta fa da contraltare l’estrema  lentezza della fase di attuazione. L’apparato regolatorio a completamento delle norme del Codice, affidato all’ Anac   al Ministero delle Infrastrutture, è in evidente e notevole ritardo, considerato che molti provvedimenti andavano  completati entro luglio.

Sulle questioni più strategiche ed importanti, in particolare per le imprese, si versa in una situazione di stallo. Su diciannove, due sole, le linee guida arrivate al capolinea: una sull’affidamento dei servizi di ingegneria e l’altra sull’applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Nulla ancora sulle procedure negoziate, sulla nozione di “gravi illeciti professionali” e, soprattutto, sul “rating  ’impresa”. Attraverso quest’ultimo sistema, che rappresenta uno degli aspetti più innovativi del nuovo Codice, si  dovrebbe giungere ad un nuovo modello di qualificazione degli appaltatori, dando rilevanza anche a fattori reputazionali.
L’argomento è complesso e molto delicato per l’impatto che può avere sulla vita e sul futuro delle aziende.
Per questo è stato accolto positivamente da Ance il supplemento di istruttoria che Anac ha chiesto, puntando su un ulteriore confronto con gli operatori.  
Un confronto cui Ance ha attivamente partecipato, evidenziando la necessità che la riforma del sistema di qualificazione sia imperniata comunque su criteri di valutazione il più possibile oggettivi e che realmente valorizzino il curriculum e le capacità delle aziende.

Giorgio Mainini, Vice Presidente Opere Pubbliche , Assimpredil Ance

novembre 2016


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Autore: Giorgio Mainini

TAGS: ANAC, ANCE, Assimrpedil Ance, codice appalti, lavori pubblici, opere pubbliche

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