Territorio

Al via la rigenerazione? Sì, no, forse

2050 Il futuro è già qui 2019 numero 16

Il Governo, dopo molte incertezze e titubanze..

Al via la rigenerazione? Sì, no, forse

Il Governo, dopo molte incertezze e titubanze (non sappiamo dovute a cosa o a chi), ha finalmente pubblicato il decreto cosiddetto “Sblocca cantieri”, che vorrebbe sbloccare non solo gli appalti pubblici, ma anche la rigenerazione urbana, cioè l’unico mercato del presente e del prossimo futuro per gli operatori del nostro settore.  

Le premesse sono edificanti e lasciano immaginare una disposizione di grande appeal. Si dice infatti che le nuove norme sono dettate al fine “di concorrere a indurre una drastica riduzione del consumo di suolo e a favorire la rigenerazione del patrimonio edilizio esistente, a incentivare la razionalizzazione di detto patrimonio edilizio, nonché a promuovere e agevolare la riqualificazione di aree urbane degradate con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti, nonché di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione, ovvero da rilocalizzare, tenuto conto anche della necessità di favorire lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili e di assicurare il miglioramento e l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio esistente, anche con interventi di demolizione e ricostruzione”. 

Ma a queste premesse non segue una disposizione chiara e realmente incisiva. Vediamo perché. È vero che si prevede l’obbligatorietà, e non più solo la facoltà, delle Regioni di introdurre deroghe al mai troppo disdegnato DM 1444, e che ogni singolo Comune potrà adeguare tali deroghe ai limiti di densità, altezze e distanze al proprio tessuto urbano. Ma poi, e in pratica, il dettato normativo prevede che in ogni caso di intervento di demolizione e ricostruzione quest’ultima è comunque consentita nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti purché sia effettuata assicurando la coincidenza dell’area di sedime e del volume dell’edificio ricostruito con quello demolito, nei limiti dell’altezza massima di quest’ultimo.  Ed è proprio quest’ultima precisazione che ci vede molto preoccupati. In pratica, se si vorrà rigenerare un capannone industriale per destinarlo ad abitazioni, si potranno ottenere solo case basse, cioè di altezza non superiore a quella del vecchio capannone demolito. Diversamente, bisognerà mantenere le distanze che norme e regolamenti già impongono. Altro che grattacieli per risparmiare suolo green! Se fosse questa la norma sblocca rigenerazione, e se questa dovesse essere l’unica lettura giuridicamente plausibile, proprio non ci siamo.  

Per fortuna stiamo parlando di un decreto legge, e c’è tutto il tempo per intervenire e chiarire l’esatta portata della previsione normativa. Con la speranza che davvero si voglia sbloccare la rigenerazione urbana.  

 

Carlo Rusconi, Vice Presidente Edilizia e Territorio, Assimpredil Ance

Giugno 2019


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Autore: Carlo Rusconi

TAGS: diritti edificatori, edilizia, rigenerazione urbana, sviluppo immobiliare, territorio, urbanistica

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