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Un Paese più semplice: quando?

Burocrazia virus italiano 2020 num. 21

Pubblica Amministrazione, Enti di controllo e ....

Un Paese più semplice: quando?

Pubblica Amministrazione, Enti di controllo e sorveglianza, sistema del credito, e molti altri servizi sono reti imprescindibili per lo sviluppo del Paese. Reti che purtroppo sono imbrigliate in un modello operativo gravato da storiche stratificazioni burocratiche, che oggi rappresentano uno dei freni alla crescita e all’innovazione.

La complessità del quadro normativo e delle innumerevoli varianti procedurali, inoltre, pesa sulla gestione delle imprese e non aiuta i controlli che invece sono fondamentali per la tutela di quanti operano nel rispetto delle norme stesse.

In queste condizioni, il sistema non garantisce il raggiungimento degli obiettivi che il legislatore si pone, e questo lo stiamo drammaticamente vivendo anche in questo difficile periodo di emergenza sanitaria, sociale ed economica.

Serve un cambio di passo nel Paese, a partire dalla riforma radicale della PA che, partendo dalla semplificazione normativa, approdi a quella procedurale, stratificata e consolidata nelle strutture dei mille enti pubblici con competenze sovrapposte e concorrenti.

Molte delle problematiche che il settore delle costruzioni ha più e più volte denunciato (ricordiamo i caschetti gialli in Piazza della Borsa a Milano) sono riconducibili a 3 questioni:

  1. eccessiva e contrastante attività legislativa;
  2. stratificazione nel tempo di procedure determinate dai singoli enti, a volte superate e inutili, spesso auto legittimanti ruoli e funzioni;
  3. proliferazione dei soggetti con diritto di veto o con funzioni consultive, utili a distribuire e condividere le responsabilità, ma che sempre rallentano i processi decisionali.

La strada imboccata dai vari Governi nell’ultimo decennio fino ad oggi è stata quella di ridurre l’iter procedurale e dare certezza sui tempi: auto dichiarazioni, validazioni, certificazioni sono strumenti utili ma non sufficienti se non c’è una idonea ristrutturazione dell’apparato normativo di riferimento. Questa immutata situazione di poca chiarezza normativa genera tempi di espletamento delle attività degli enti sul territorio, preposti ad autorizzare e vigilare (Soprintendenze, Comandi VVF, ARPA, ATS, Regioni, Province, Comuni, ecc.), non adeguati a quelli indispensabili per la sostenibilità delle realtà produttive. Lo stato di fatto che ne consegue presenta disomogeneità delle procedure e dell’interpretazione delle norme non solo tra diversi enti territoriali, ma a volte addirittura tra i funzionari dello stesso ente per lo stesso tipo di intervento. L’inadeguatezza dei tempi di risposta è oggi un vero dramma per il Paese, ma non possiamo certo sorprenderci e chi opera con la PA lo ha da tempo riscontrato. Possiamo dire che “il re è nudo”, e la giungla di norme, procedure e adempimenti è un macigno che sta schiacciando il Paese. I tempi di svolgimento dell’istruttoria delle pratiche sono perentori sempre ed esclusivamente quando si tratta di termini richiesti agli operatori, mentre quelli previsti per gli adempimenti pubblici finiscono per risultare semplicemente ordinatori, e comunque privi di una precisa sanzione.

A questo si accompagnano alcuni comportamenti ripetuti e costanti:

  • difficoltà di comunicazione;
  • modalità operative delle pubbliche amministrazioni che si trasformano in procedure e prassi verbali tra gli uffici lunghe e farraginose, distaccate da reali esigenze di tutela dell’interesse pubblico.

Su alcuni aspetti bisogna tenere alta l’attenzione e monitorare i risultati:

  • unificare e semplificare l’attività amministrativa facendo funzionare strumenti come lo sportello unico per l’edilizia e digitalizzandone i processi;
  • intervenire con azioni di riorganizzazione delle procedure degli enti locali e degli enti chiamati a rilasciare pareri e nullaosta, anche in un processo di informatizzazione;
  • introdurre per tutte le procedure l’istituto del silenzio assenso;
  • misurare l’efficienza ed efficacia delle risposte della pubblica amministrazione, ovvero la soddisfazione dell’utente.

Il settore delle costruzioni ha la forza per ripartire, ma è indispensabile finalmente dare concretezza ai seguenti punti cruciali:

1 misure vere e concrete per dare liquidità alle imprese;

2 accelerazione delle gare pubbliche e modalità snelle per aggiudicare e far partire i cantieri;

3 semplificazione e digitalizzazione delle procedure per tagliare i tempi morti e far partire i cantieri privati;

4 accelerare i tempi per i provvedimenti attuativi del DL Rilancio in azioni vere di rilancio del mercato pubblico e privato della ristrutturazione.

Semplificare per:

  • rendere fattibile un grande piano di rilancio degli investimenti pubblici, sia per le grandi infrastrutture che per gli interventi di manutenzione e ricucitura, superando lacci ed impedimenti burocratici e limitando i ricorsi al TAR;
  • ridare operatività alla PA con la sospensione dei reati di abuso d’ufficio e danno erariale;
  • riformare con un radicale intervento le norme del codice civile e della normativa fiscale, ad oggi vetuste, contraddittorie e di difficile interpretazione;
  • alleggerire il peso della tassazione sul lavoro con la riduzione del cuneo fiscale come necessità improcrastinabile per il rilancio dei consumi;
  • avviare un cambiamento nel regime fiscale degli affitti e dell’esenzione IVA sull’acquisto della prima casa per tutti i preliminari sottoscritti negli anni 2020 e 2021;
  • agire finalmente sulle tempistiche di ottenimento dei titoli autorizzativi, prevedendo anche uno sconto per il proponente qualora siano rilasciati oltre un determinato termine massimo;
  • precisare la valenza delle deroghe alle norme morfologiche nel PGT di Milano, oggi di fatto escluse con nocumento per la qualità architettonica e per i nuovi investimenti;
  • pieno recepimento da parte del Comune di Milano degli incentivi introdotti dalla Legge Regionale, dalle premialità volumetriche (20%) legate alla demolizione e ricostruzione di immobili dichiarati, anche tramite perizia asseverata, degradati, agli sconti sugli oneri (60%) e sul contributo sul costo di costruzione (50%) previsti per la ristrutturazione urbanistica anche con demolizione e ricostruzione fuori sagoma;
  • piena deducibilità dei costi di bonifica dagli oneri di urbanizzazione secondari;
  • accertamenti IMU: necessario stabilire in modo univoco la base imponibile su cui calcolare l’IMU di un terreno edificabile; si potrebbe semplicemente prendere come riferimento l’ultimo prezzo di compravendita dell’area, specificando altresì che i diritti edificatori perequati non devono essere ricompresi nel calcolo dei costi;
  • ambiente: stante il continuo rimpallo di responsabilità e competenze fra Comune e Città Metropolitana in merito ai procedimenti di bonifica, proporre la creazione di protocolli condivisi fra gli Enti che chiariscano sfere di responsabilità specifiche, modalità di interlocuzione standardizzate con gli operatori e tempistiche certe.

 

Gloria Domenighini, Direttore Generale, Assimpredil Ance

Luglio 2020


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Autore: Gloria Domenighini

TAGS: Burocrazia, costruzioni, Covid, covid-19, edilizia, semplificazione, sviluppo economico

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