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Siamo ancora in tempo per innovare. Ecco il mio piano

Burocrazia virus italiano 2020 num. 21

Programmare, gestire e monitorare, con...

Siamo ancora in tempo per innovare. Ecco il mio piano

Programmare, gestire e monitorare, con procedure  semplici, definite ed efficaci, gli investimenti pubblici. E’ il paradigma del Piano che ho presentato e che confluirà, in parte, nel prossimo Dl Semplificazioni. Sono questi i presupposti per modernizzare il Paese e mettere basi solide ad una costante e duratura crescita economica. L’Italia a causa delle drammatiche conseguenze derivanti dalla pandemia, determinata dal COVID 19, è coinvolta nella crisi più grave della sua storia dopo la seconda guerra mondiale, ecco perché oggi il Governo è pronto a varare un provvedimento che contiene alcune norme a favore dell’attività e della funzionalità delle imprese, della pubblica amministrazione e dei cittadini.

Purtroppo il nostro Paese sconta anni di politiche caratterizzate da una contrazione degli investimenti pubblici: in valore assoluto, la spesa per investimenti in opere pubbliche è diminuita da 47 miliardi del 2007 a 36 miliardi nel 2016 sino a 34 miliardi nel 2017, con una riduzione di circa il 27%. Soltanto negli ultimi anni c’è stata una inversione di tendenza anche se a fronte di significativi stanziamenti questi non si sono tradotti in spesa realizzata. L’economia reale, pertanto, non è riuscita a trarne alcun beneficio concreto. Le molteplici e spesso convergenti cause sono da rintracciare nel complicato quadro normativo e nella lentezza dell’insieme delle procedure amministrative che sovrintendono le diverse autorizzazioni. Solo nell’anno 2019, la spesa realizzata sugli investimenti pubblici è aumentata del 7,2, grazie alle norme introdotte con lo sblocca cantieri. Un recente Rapporto sui tempi di attuazione delle opere pubbliche predisposto dal Sistema dei Conti Pubblici territoriali dell’Agenzia per la Coesione territoriale attesta che la media dei tempi di realizzazione delle opere pubbliche è di 4,4 anni e varia da 2,6 anni per i progetti di valore inferiore a 100 mila euro a 15,7 anni per i progetti di valore superiore ai 100 milioni di euro. Guardando alle diverse fasi, la progettazione richiede tra i 2 e i 6 anni, l’aggiudicazione oscilla tra i 5 e i 20 mesi e la fase dei lavori varia dai 5 mesi agli 8 anni. Oltre metà dei tempi dell’iter complessivo (il 54,3%) è costituita dai cosiddetti “tempi di attraversamento” che intercorrono tra la fine di una fase e l’inizio di quella successiva. Sono dati non più accettabili se si vuole concretamente parlare di effettivo rilancio degli investimenti e di sostegno alla crescita economica. A tal riguardo, nel Piano di semplificazione e accelerazione presentato, sono previste norme per ridurre le fasi progettuali, così come per semplificare i processi autorizzatori, di affidamento e di verifica dello stato di realizzazione degli interventi programmati. Allo stesso tempo, nonostante l’iter semplificato non abbiamo rinunciato ai presidi di legalità, così come abbiamo proposto la nomina dei Commissari Straordinari in base alla complessità dell’opera, finanche l’introduzione di un pacchetto di norme per snellire la burocrazia che ostacola il comparto edile.

Allo stesso tempo, un altro aspetto del Piano riguarda la governance delle grandi opere strategiche e prioritarie pubbliche, affidate al Cipe, che abbiamo cercato di migliorare e di ottimizzare. In particolare, ho proposto un “riordino istituzionale”,  poiché uno dei difetti del sistema è l’eccessiva parcellizzazione e frammentazione dei ruoli e dei compiti all’interno degli organismi di governo. Altro aspetto che abbiamo inteso migliorare è la dispersione delle risorse oltre all’allungamento dei tempi procedurali connessi all’attuazione dei progetti. Le problematiche legate alla lentezza degli investimenti sono peraltro riconducibili all’eccessiva mutevolezza del quadro normativo che genera incertezza sistemica che inevitabilmente rallenta i processi gestionali. Poi abbiamo una delle questioni fondamentali che abbiamo trascurato in questi  ultimi decenni, ovvero rafforzare e favorire la formazione del capitale umano presente nella pubblica amministrazione. Su questo abbiamo bisogno di avviare un nuovo corso inserendo giovani e nuove professionalità con precise competenze tecniche. In una sola parola dobbiamo “innovare” la pubblica amministrazione, tenendo conto dell’avvento della digitalizzazione. Infine, non possiamo trascurare l’importanza del monitoraggio, che ci consente di gestire efficacemente i processi, di rimuovere tempestivamente le possibili criticità che ostacolano la realizzazione degli investimenti e che potrebbero favorire la riprogrammazione della spesa.

 

Sottosegretario alla Presidenza, Sen. Mario Turco

Luglio 2020


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Autore: Mario Turco

TAGS: Burocrazia, Covid, covid-19, semplificazione, sviluppo economico

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