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Nuove emergenze e vecchi problemi

Che cosa merita Milano 2020 numero 22

Primi risultati dell'indagine di Assimpredil Ance

Nuove emergenze e vecchi problemi

Non eravamo pronti a gesti­re una crisi sanitaria così improvvisa e diffusa, ma l’edilizia ha saputo reagi­re e riorganizzarsi per superare le barriere imposte dall’emergenza Covid-19.

Assimpredil Ance, grazie alla sinergica azione con la struttura nazionale e regionale del sistema Ance, ha svolto una intensa attività di affiancamento e di servizio alle imprese. Nel quotidiano rapporto con i soci abbiamo potuto monito­rare le crescenti difficoltà econo­miche e rilevare che i vecchi nodi erano sempre più stretti.

I dati riportati nel seguito dell’arti­colo sono stati raccolti nel periodo giugno/luglio 2020 e fotografano la situazione attuale e le prospetti­ve dal punto di vista delle imprese di costruzione del territorio di Mila­no, Lodi, Monza e Brianza.

A luglio 2020 l’85% dei cantieri era ripartito, solo il 15% dei lavora­tori era ancora in cassa integrazio­ne, ma solo il 68% aveva un porta­foglio ordine per i prossimi mesi.

È evidente la diffusa preoc­cupazione per gli scenari fu­turi legata a molti fattori: la gestione della sicurezza Covid-19 e la sostenibilità dei costi; la diffi­coltà negli approvvigionamenti; il reperimento di manodopera spe­cializzata; la mancanza di com­messe e di liquidità; non ultima, la lentezza della burocrazia aggra­vata dallo smart working che inci­de sui tempi di risposta.

Il rapporto con i committenti ha luci e ombre: il 59% delle imprese che operano nel mercato privato dichiara di aver avuto incassi dei SAL maturati nei termini, per il set­tore pubblico la percentuale sale al 71%. Solo il 21% ha avuto in­cassi anticipati dei SAL nei lavori pubblici e il 4% in quelli privati.

 

I dati rilevati a settembre sulla ripresa dell’attività edi­le ci confermano una buona risposta del mercato, ma le imprese confermano che il fermo dell’attività nei due mesi del lock­down preoccupa ancora.

Sono in forte calo, o in calo, per il 71% delle imprese il fatturato, per il 69% le ore lavorate e per il 51% gli ordini rispetto al 2019.

Gli impatti, però, sono gestibili con interventi di riorganizzazione aziendale per il 54%, mentre sono molto pesanti per la mancanza di commesse per il 30%. Solo il 15% ritiene trascurabile l’impatto del lockdown.

 

Abbiamo chiesto alle im­prese se gli incentivi fisca­li legati al 110% eco-sisma bonus e la semplificazione avrebbero avuto ricadute positive sul lavoro dei pros­simi mesi.

Per il 110%, nonostante un certo scetticismo diffuso, le aspet­tative sono evidenti sia per il mer­cato residenziale dei condomini che per quello delle abitazioni uni­familiari e delle seconde case.

La prevalenza di indifferenti o pessimisti, invece, si registra sugli impatti del DL Semplificazione.

 

Il nodo della semplificazione è uno dei punti più critici, lo era prima dell’emergenza Covid-19 e oggi è ancora il primo punto da affrontare per poter ripartire.

Dall’indagine emerge chiaramen­te come pesi sull’attività dell’impre­sa il rapporto con la burocrazia, per le attività urbanistico-edilizie ma anche per le pratiche legate all’ambiente e per tutto il comparto dei lavori pubblici.

Per edilizia e urbanistica il 59% ritiene che l’istruttoria sia la fase più critica seguita dalla accetta­zione delle pratiche.

Il 74% evidenzia che al primo posto tra i problemi da risolvere oggi c’è l’impossibilità o la difficol­tà di interlocuzione con gli uffici (74%), ma altrettanto problema­tica è l’inefficienza dei vari uffici preposti al rilascio di permessi e autorizzazioni a causa dello smart working (56%).

Per le attività legate alle questio­ni ambientali, le due fasi critiche sono l’istruttoria e il rilascio del provvedimento finale, causate da tre problemi: difficoltà ad interlo­quire con gli uffici pubblici, tempi lunghi di risposta e inefficienza a causa dello smart working.

Per i lavori pubblici le fasi più cri­tiche sono il bando e l’esecuzione; gara e aggiudicazione sono fasi ritenute problematiche per il 22% del campione. I nodi sono l’assen­za del personale che è ancora in smart working, la difficoltà ad in­terloquire e i ritardi nella chiusura dei procedimenti. A questi nodi si aggiungono quelli storici di inter­pretazione normativa, richieste do­cumentali non dovute, divergenti risposte degli uffici.

In conclusione, l’indagine ri­leva un clima di relativa fi­ducia, ma anche una pesante denuncia per l’aggravarsi del peso della burocrazia che per cause sto­riche o contingenti rimane un freno alla ripartenza e al recupero del lavoro perso nei mesi di fermo o rallentamento dell’attività in conse­guenza dell’emergenza Covid-19. Le imprese hanno reagito bene e stanno cercando di recuperare i mesi difficili, ma pesa come un macigno la non risposta della PA in molte e diverse circostanze.

Ignorare questa inefficienza del Paese non solo penalizza chi fa impresa, ma zavorra la ripresa, la salvaguardia dell’occupazione, il lavoro con effetti negativi su tutta la collettività; la sicurezza del lavo­ro è un valore primario della nostra società, ma l’invito è a provvedere urgentemente con misure organiz­zative idonee a ridare efficienza all’azione pubblica.

 

 

Gloria Domenighini, Direttore Generale, Assimpredil Ance

Ottobre 2020


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Autore: Gloria Domenighini

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