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I miei studenti? Proietatti verso il futuro

 

Intervista Umberto Andolfato, Preside dell'Istituto Bazzi

I miei studenti? Proietatti verso il futuro

L’anno scolastico è appena iniziato. Umberto Andolfato, Preside dell’Istituto Bazzi, racconta in esclusiva a Dedalo che cosa proporrà ai “suoi ragazzi”. Cominciando da una “sperimentazione che prevede una collaborazione con la Protezione Civile lungo l’arco dei cinque anni. per far conoscere agli studenti questa istituzione secondo diversi gradi di approfondimento”.

Come sarà articolato? I ragazzi del primo e del secondo anno saranno impegnati in attività propedeutiche: studieranno cioè la storia della Protezione Civile, le sue iniziative e le azioni compiute in un territorio come il nostro che, come ben sappiamo, è delicato e ricco di problematiche. In terza avranno un approfondimento sulle attrezzature e sull’organizzazione dell’istituzione: impareranno cosa sono un campo base e una colonna di soccorso. In quarta si farà l’alternanza scuola-lavoro, ancora in via di definizione, mentre in quinta svolgeranno un lavoro che li abiliterà per entrare in futuro all’interno della Protezione Civile stessa. Un’ attività a 360 gradi per avvicinare i ragazzi a una realtà molto importante per il nostro Paese.

Altre novità? Un progetto sull’amianto sviluppato con la Camera del Lavoro: un lavoro di storia e di catalogazione (relativa a ciò che deve essere fatto in caso di bonifiche) di questo materiale pericoloso. Continueranno inoltre i rapporti fin qui proficui con Ats Città Metropolitana di Milano, Politecnico e Esem Cpt, che è la nostra referente principale.

Qual è l’obiettivo principale del vostro lavoro? Valorizzare l’evoluzione e la preparazione dei nostri ragazzi. A tal proposito ho sempre nuove idee per la testa: una di queste è di fare un corso di materia tecnica al quinto anno in inglese. Sollecitiamo infatti la conoscenza di una lingua, in particolare quella inglese, e il modo migliore per farlo è approfondirla nel campo tecnico per garantire loro piena autonomia in caso di futuri interlocutori internazionali. Un’altra è potenziare l’aspetto tecnologico del cantiere che si rifarà sempre più a un modello BIM (Building Information Modeling, n.d.r.), o ancora pensare alla sostenibilità in termini ambientali di un cantiere. Bisogna ragionare seriamente sul fatto che ogni cantiere, ancor prima del risultato a lavori finiti, ha un impatto sull’ambiente: pensare, dunque, a un modello innovativo, una sorta di cantiere a chilometro zero.

Lo Stato non ci pensa abbastanza? Alcune normative già impongono che i cantieri siano il più possibile strutturati in questo modo. Ma una sensibilità in tal senso va comunicata e fatta recepire ai nostri studenti perché andranno a lavorare in uno studio, in un cantiere o in un Comune e vorrei che se ne preoccupassero personalmente.

Quello della sostenibilità è oggi tema dibattuto. Iniziative concrete all’orizzonte? Cercheremo di portare avanti iniziative legate alle manifestazioni, come il 29 settembre con la prima edizione di Milano Green Week. Ci sarà un incontro sulle foreste urbane con preziosi interventi di architetti paesaggisti per illustrare l’importanza del mondo arboreo nell’ossigenazione delle nostri grandi isole urbane. È un percorso che sta prendendo corpo negli Stati Uniti e in alcuni Paesi d’Europa. Milano, con i suoi grandi progetti (ad esempio quelli sugli ex scali ferroviari), può diventare luogo perfetto per questo tipo di idea. Quando si parla di sostenibilità nel mondo anglosassone si fa riferimento prima di tutto al benessere dei cittadini, solo in un secondo momento alle super connessioni: le smart cities sono questo. Spero davvero che i miei ragazzi recepiscano questo messaggio perché abbiamo una sola Terra e dobbiamo trattarla nel miglior modo possibile.

Accennava al modello BIM in un’ottica di digitalizzazione. A che punto siamo? Grazie anche all’approvazione del Cda e agli investimenti fatti, le nostre aule informatiche sono state recentemente aggiornate e si presentano al passo con i tempi. Il BIM viene usato da qualsiasi studio o ente di un certo livello e i nostri ragazzi devono saperne fare un buon uso. Come noi siamo passati ai nostri tempi dal tecnigrafo al CAD, ora sono loro i protagonisti della nuova rivoluzione: dal CAD al BIM. Dobbiamo fare in modo che abbiano competenze idonee.

I ragazzi apprezzano questo percorso? Apprezzano moltissimo. Pensi che, in un periodo in cui la scuola era già chiusa, il nostro corso di alfabetizzazione sul BIM ha avuto un riscontro importantissimo tra le classi terze e quarte: ai ragazzi il merito di aver capito le potenzialità di questo strumento, a noi il compito di addentrarci sempre più verso un potenziamento in materia.

Questione sicurezza: che cosa fare per incrementarla? Vorrei avere nella scuola un laboratorio di cantiere virtuale, perché muoversi in un cantiere è pericoloso e bisogna essere preparati proprio come un pilota d’aereo che lo prova virtualmente per un periodo prima di salirci a tutti gli effetti. Vorrei far provare ai ragazzi questa esperienza con simulatori e occhiali in modo da conoscere i pericoli, i cartelli e i movimenti da compiere in sicurezza. È un tema importante per gli studenti, ma anche per attività di formazione di livello più elevato. Quanti studenti conta il Bazzi? Con gli ultimissimi dati siamo a 140 studenti iscritti per un trend ormai in crescita da qualche anno. Sono soddisfatto di questi numeri, perché non tutti i CAT (istituti tecnici con indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio, ndr) vantano questi trend.

Dopo i cinque anni i ragazzi cercano lavoro o vanno all’Università? Le ultimi indagini da me lette individuano un quasi paritetico 50% tra quelli che proseguono con l’università e quelli che cercano invece lavoro, trovandolo in media entro 260 giorni dalla fine degli studi. Un gran risultato dovuto al fatto di puntare sulla teoria ma anche sulla pratica, a un corpo docente di professionisti e gente del mestiere e a una dimensione medio-piccola che consente lo sviluppo di un rapporto stretto con i ragazzi.

Partecipano a contest, ai progetti o ai concorsi? Cose specifiche di progettazione no. Però abbiamo aderito a dei contest di qualche ente riconosciuto dal Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, n.d.r.) ottenendo ottimi risultati e svolto ricerche sui materiali innovativi. E mi piacerebbe che i miei studenti si confrontassero su un concorso lanciato da Ance-Giovani sulla progettazione della scuola ideale. Ma c’è un tale carico di lavoro, tra le esperienze di scuola-lavoro e l’attività didattica, che il tutto diverrebbe un po’ ostico per ulteriori concorsi. A noi piace prendere impegni importanti e portarli a termine in maniera adeguata.

Quale augurio farebbe a loro? I ragazzi di oggi appartengono a un mondo del lavoro che, rispetto a quello di qualche anno fa, è estremamente fluido. Nessuno ha più punti di riferimento stabili: oggi sei qui, domani non sai dove sei. Ecco perché avere strumenti e competenze interdisciplinari è importante per giocarsi le proprie carte e gestire situazioni di ogni tipo qui o all’estero.   

 

Yuri Benaglio, Redazione, Dedalo

Settembre 2018


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Autore: Yuri Benaglio

TAGS: Andolfato, Bazzi, formazione, scuola edile

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