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Figlie di papà

Che cosa merita Milano 2020 numero 22

Questo dilemma attanaglia molti ..

Figlie di papà

Portare avanti l’attività di famiglia o non portare avanti l’attività di famiglia?

Questo dilemma attanaglia molti giovani d’oggi. Si tratta di un tema complesso, ma assai poco dibattuto.

L’orgoglio di condividere alti e bassi aziendali, di tramandare competenze, esperienze e il nome di una famiglia sono i motori che spingono molti ad andare avanti, a fare quella scelta.

La domanda, a questo punto, è semplice: come viene percepita all’esterno?

Capita che chi decide di lavorare in famiglia venga sminuito e criticato. Per alcuni siamo solamente ereditie­ri annoiati che si ritrovano a capo di un solido impero.

Chi prende le redini dell’azienda deve fare i conti con la perenne e tacita richiesta di dover dimostrare di es­sersi meritato (e soprattutto meritata) il ruolo che occu­pa. Il tema del dover dimostrare è molto forte in Italia, dove il tarlo del giudizio impera senza contrasti.

Un’azienda che poggia le sue basi solo sul nepoti­smo, senza talenti e competenze è, certamente, desti­nata all’implosione.

Se vi è una donna ad occupare una posizione premi­nente, il passaggio da figlia d’arte a figlia di papà è breve: il settore dell’edilizia è il settore con più disparità di genere secondo i dati di Unioncamere e la normaliz­zazione della presenza delle donne in cantiere è anco­ra in salita. Nell’edilizia le figure coinvolte nel processo devono essere preparate e degne di fiducia, devono avere e trasmettere il proprio know how. Il rapporto genitori-figli favorisce con più semplicità questo passag­gio e la ricerca di un mentore.

È il momento di normalizzare il nostro status di figli d’arte. Un’impresa di successo si basa sulla fiducia nei propri collaboratori, sulla competenza di chi ne fa par­te. Noi figli d’arte abbiamo visto lo sguardo dei nostri padri dal ritorno a casa la sera ed è questa immagine che ci ha portati a compiere tale scelta. Siamo figlie di papà nel senso più positivo del termine e ne siamo orgogliose.

Infine, che il futuro ci riservi anche dei figli di mamma, che, con elmetto e scarpe antinfortunistiche, traversino il cantiere liberi dagli sciocchi fardelli del giudizio.

 


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Autore: Violetta Breda e Silvia Ricci

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