Costruire per cambiare 2019 numero 18

Transizione e cambiamento

Dal Presidente

Sostenibilità, resilienza, new deal

Transizione e cambiamento

Da oltre un decennio il sistema delle costruzioni vive in emergenza, stretto tra fallimenti, crisi economiche, problemi organizzativi. Nello stesso decennio il legislatore ha condotto politiche normative di settore sorprendentemente divergenti. Da un lato spingendo in termini ambiziosi e prospettici, a livelli sofisticatissimi, politiche principalmente ambientali di promozione di obiettivi strategici nobili, indifferibili e necessari. Dall’altro procedendo alla sistematica distruzione del sistema economico di riferimento al quale consegnare la realizzazione di quelle nobili politiche. La coerenza tra principi e obiettivi con gli strumenti utili per la loro realizzazione è stata con paranormale disinvoltura parcheggiata nelle soffitte delle materie grigie di politici, ministri e governi che alternano proclami di grande impatto mediatico e di indiscusso valore di contenuto, a proclami altrettanto pericolosi volti a limitare, circoscrivere, opprimere e soffocare la attività di impresa che invece dovrebbe essere l’unica entità da salvaguardare affinché nel medio termine si possano raggiungere le aspettative che non la politica, non gli imprenditori, ma i cittadini si aspettano da chi con responsabilità svolge un ruolo attivo di rappresentanza, sia esso in Parlamento o nella sede delle principali Associazioni rappresentative. Ance compresa.

Certo, abbiamo sempre vissuto in emergenza. Ma è mai possibile che oltre alla gestione dell’emergenza non si potesse ragionare un percorso un po’ più strutturato? Manca la visione e la strategia e le spese le fanno cittadini e imprese. Stiamo facendo molto, ma stiamo probabilmente sbagliando l’approccio. Tutti quanti, noi compresi. Da tempo si dibatte sul RUOLO attivo del sistema delle imprese di costruzioni all’interno del sistema economico. La storia è attraversata da fasi storiche per ciascuna delle quali proprio all’impresa, ed in particolare quella di costruzioni, è stato con grande lungimiranza attribuito un “Ruolo”. Poi con la crisi morale di politica ed economia si è incominciato a disintegrare ogni cosa, in nome della giustizia e della trasparenza. Invece di partire dalle ceneri di un sistema industriale di grandissimo valore tecnico, imprenditoriale, organizzativo, da salvaguardare ricostruendo basi solide e granitiche di legalità e di correttezza, abbiamo assistito ad una progressiva operazione di limitazione della attività di impresa oggi soffocata, per stare nelle “regole della legalità”, da un tale cumulo di adempimenti, carte, documenti, indici, verifiche tutte assai lontane da crescita e produttività, da aprire inevitabilmente spazi incontrollabili di comportamenti poco ortodossi, facendo scivolare uno dei più importanti settori economici del paese in una specie di giungla dove i “regolari” sono esemplari in via di estinzione (ma assai poco protetti, a differenza di qualsiasi altra specie di fauna o flora selvatica), e gli “irregolari” sono la normalità, sono coloro contro i quali puntare il dito e il giudizio dell’opinione pubblica e del sentire diffuso. Pensate con cosa noi siamo costretti oggi a confrontarci. Pensate al recente DL Fiscale, all’annosa barzelletta del Codice appalti, dei suoi Regolamenti e Linee Guida, ai Subappalti, all’Unione Europea, agli obiettivi ambientali e climatici consegnati a nessuno, alla declinazione pratica della economia circolare, alla durata dei provvedimenti incentivanti nelle leggi di bilancio... Alti obiettivi di politica industriale, senza avere consapevolezza di una reale politica industriale da intraprendere. Quante volte, quando ho parlato del mio lavoro, quello del “costruttore”, per conto mio una delle occupazioni più interessanti e creative, atavicamente più adeguata a esprimere la capacità di realizzare sogni e manufatti che resistono alla vita, quante volte, dicevo, ho visto persone con la classica espressione di imbarazzo riferita al luogo comune, di fronte alla mia qualifica professionale…. Da questa analisi spietata, ma decisamente contemporanea, corre l’obbligo a mio avviso di ricostruire prima di tutto il “RUOLO” per poi ridefinire la modalità di esercizio della lobby.

Transizione è un percorso non semplice che noi dobbiamo incominciare a fare, rivendicando il RUOLO che nessuno di noi vuole dimenticare di avere. Oggi più che mai. Dal nostro settore passa ogni cosa. La politica energetica nazionale, il PIL, la sostenibilità, l’economia circolare, la rigenerazione, la rivincita ambientale, il lavoro, lo sviluppo... in una parola “IL FUTURO”!! Riappropriarsi del RUOLO anche nelle relazioni e ricominciare con calma a ricostruirlo con le istituzioni non è una cosa da poco. Significa essere un po’ meno cerimoniosi ed ossequiosi ed un tantino più pragmatici. Significa ripartire dal significato di una professione avverso alla quale, oggi, non si deve più salvaguardare il territorio dalla possibile aggressione, ma le si riconsegna il compito di proteggerlo. E non può che essere così. Nelle infrastrutture, che crollano o cadono a pezzi e necessitano di manutenzioni o ricostruzioni, senza le quali la sicurezza delle persone è a rischio. Nell’assetto idrogeologico, con una adeguata programmazione delle manutenzioni degli alvei, con la predisposizione di bacini di laminazione, con il controllo del territorio, senza i quali le persone sono perennemente a rischio alluvione, frana, smottamento. Nella riduzione dei consumi, per la coerenza con gli obiettivi energetici nazionali, senza la quale le persone avranno una qualità della vita volta ad un inesorabile ed esponenziale declino. Nella rigenerazione, per la ricostruzione ed il rilancio dei nostri insediamenti urbani, abbandonando la logica conservativa a vantaggio di estetica, ambiente, architettura, senza le quali consegneremmo al decadentismo il futuro delle nostre città. 

Il settore delle costruzioni ha fame. È bene che ci si svegli tutti per dirlo! Ma non ha fame a tutti i costi e non vuole averla a qualsiasi prezzo. Ha competenze, professionalità, capacità, ben oltre il comune sentire. All’estero siamo considerati i migliori del mondo per qualità di prodotto ed organizzazione di impresa. Quel RUOLO, fuori dai confini, lo abbiamo difeso e le istituzioni che ci accolgono lo riconoscono. Riportarlo nel nostro Paese è una risorsa ed è una priorità non solo per noi ma, soprattutto, per il legislatore. Noi dovremmo essere “il braccio armato della legge” per sostenibilità, economia circolare, ambiente, crescita, rigenerazione, adeguamento al cambiamento climatico, Green Deal... È arrivata l’ora di aprire e far aprire gli occhi. È l’ora di condurre la TRANSIZIONE verso il CAMBIAMENTO.
Le associazioni si prendano le loro responsabilità e rivoluzionino modalità, governance, deleghe, partendo dalle priorità. Il “RUOLO” nuovo, arriverà. Operatori del territorio, custodi dell’equilibrio idrogeologico, custodi dell’ambiente, custodi della sicurezza dei cittadini, fautori della mobilità, delle reti, professionisti del futuro andranno a rimpiazzare i ben meno attraenti appellativi contemporanei quali palazzinari, speculatori e farabutti. Bisogna ripartire dalla base con le istituzioni rivendicando il proprio RUOLO con grande efficacia, oppure attribuire alle istituzioni la responsabilità di consegnare ogni possibile rivincita nazionale al cumulo di cadaveri che le istituzioni stanno generando nella, occorre fare autocritica, distratta reazione delle associazioni datoriali e sindacali, e nella incapacità di credere che nel lavoro e nell’impegno (e non nelle carte o nei divieti) si ricostituiscano le basi di solidi obiettivi, per solide imprese.


Marco Dettori
, Presidente, Assimpredil Ance

Dicembre 2019


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Autore: Marco Dettori

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