Il nostro futuro sostenibile 2021 num. 24

Il mondo cambia, dobbiamo cambiare in fretta anche noi

Dal Presidente

Ambiente, sostenibilià e transizione green.

Il mondo cambia, dobbiamo cambiare in fretta anche noi

Il mondo delle costruzioni è a un bivio.

Per certi versi è considerato da tutti il settore centrale della svolta economica. Next Generation EU e Recovery Plan, comunque siano configurati, consegnano al nostro settore la diffusione del benessere diffuso e, più genericamente, la “svolta” economica post-pandemica.

All’interno del sistema associativo ci sono forti tensioni, legate ad alcune operazioni di concentrazione del mercato e ad evidenti disparità di ingaggio da un punto di vista finanziario e di mercato, ma ci sono anche forti aspettative rispetto all’ammontare inimmaginabile di investimenti che devono, pena la decadenza delle risorse, essere realizzati e completati in un tempo al quale, francamente, non siamo del tutto abituati.

Il clima è molto teso, disseminato di trappole, prima tra tutte la questione delle regole, oggi influenzata da altre insidie non meno pericolose quale, una tra tutte, ad esempio, l’inarrestabile e incontrollabile dinamica dei prezzi dei materiali e delle materie prime.

 Insomma, il quadro della situazione va esaminato con lucidità, ma anche con una buona dose di chiaroveggenza, perché le risposte, che possono tradursi poi in realtà, potrebbero essere smentite o confermate da tantissime variabili davvero difficili da interpretare.

Certamente esistono alcune letture che ritengo indispensabili per il prosieguo dello svolgimento del nostro mestiere, che individuino linee strategiche di indirizzo per l’attività futura e quali indicazioni programmatiche per la prossima governance associativa.

 

AMBIENTE, SOSTENIBILITA’ E TRANSIZIONE GREEN

IL NUOVO POSIZIONAMENTO E LA STRATEGIA DEL FUTURO DELL’IMPRESA DI DOMANI

 

E’ di tutta evidenza (io lo faccio presente dal maggio 2019 con uno specifico evento del quale è testimonianza un filmato e relazioni che rimangono a disposizione di tutti, oltre al richiamo in quasi tutti gli esecutivi più recenti) che il tema dell’ambiente e della sostenibilità, oltre che della transizione green sono e saranno i driver fondamentali delle attività di programmazione, di investimento, di politica industriale e di sviluppo del Paese.

ANCE non ha mai presidiato direttamente il Ministero dell’Ambiente, Ministero che da tempo coordina le politiche di sostenibilità che permeano gran parte delle attività di altri Dicasteri fondamentali, quali il MIT, il MISE, il MEF, determinando la sintesi delle politiche specifiche che attengono a provvedimenti sulle OO. PP. (si vedano in proposito le questioni del CAM, solo per citare l’aspetto oggi più critico ed evidente), sullo sviluppo e modello aziendale (aggregazioni strutturate, Società Benefit, e strategia di settore), sulle politiche fiscali (bonus, detrazioni, finanziabilità e bancabilità di aziende e progetti).

Il minimo comune denominatore era appena ieri, è ancora di più oggi e permanentemente sarà domani, la parola “Sostenibilità”.

Questo vocabolo, assai abusato in passato in convegni e chiacchiere più o meno dotte, oggi è, di fatto, la direttrice sostanziale che cambierà per sempre molte delle nostre abitudini e traccerà la strada e la direzione del lavoro delle nostre imprese e non solo delle nostre, per i prossimi 50 anni.

L’Europa da tempo ci invia innumerevoli segnali in questa direzione. Non contradditori, univoci, evidenti e diretti.

In Italia abbiamo perso moltissimo tempo e abbiamo speso fiumi di inchiostro e parole in relazioni, convegni, studi.

Ora siamo alla resa dei conti, ma non ci siamo adeguatamente preparati a ciò che sta per succedere.

Dobbiamo smettere di essere spettatori ed essere consapevoli che quanto avviene deve essere non assecondato, ma condotto, sul tema della Sostenibilità.

Tutti gli investimenti, gli incentivi, le politiche industriali, le tematiche fiscali, l’organizzazione aziendale, la formazione, la necessità di nuovi profili all’interno degli organigrammi dalla PA, delle aziende private e delle Associazioni datoriali comporteranno, senza dubbio, un cambio di rotta sostanziale, per il quale tutta l’ANCE (dal nazionale alle territoriali) deve dotarsi di competenze e di profili preparati, o da preparare adeguatamente ed urgentemente all’interno del proprio organico organizzando una formazione  di alto livello, adeguata, con corsi di aggiornamento su numerose tematiche, realizzando così una urgente e necessaria struttura permanente a disposizione delle aziende, oltre che di un dirigente preparato e con adeguate relazioni consolidate che consentano di far partecipare la nostra Associazione alle tematiche ambientali nel momento della loro formazione e di non subirle supinamente, con la conseguenza che spesso ci troviamo a pagarne amaramente derive economiche e relativi danni, anche di immagine (vedi in proposito la assoluta latitanza in passato di ANCE dal tavolo del primo DPCM sulla acustica in edilizia, con gli esiti drammatici che tutti conosciamo).

Il recentissimo governo Draghi sta consolidando di fatto la nascita di questa chiave di lettura con fatti altrettanto evidenti la cui lettura è tutt’altro che complessa: una serie di profili tecnici di altissimo livello che condizioneranno, con il recovery plan e il PNRR, l’attività di questa fine di legislatura impegnando anche il prossimo Governo, blindando di fatto percorsi, procedure, controlli e spesa per i prossimi 6 anni e tracciando la strada per il futuro di nuovi esecutivi politici.

La presenza infatti di, per l’appunto, altissimi profili tecnici in Ministeri chiave, ne è la conferma. E’ infatti di tutta evidenza che l’affidamento  (e futura transizione green anche per il tema energia) a Roberto Cingolani, il MIT ad Enrico Giovannini, il MEF a Daniele Franco e l’istruzione a Patrizio  Bianchi, l’innovazione tecnologica e la transizione digitale a Vittorio Colao e la Giustizia a Marta Cartabia, individuano un ambizioso disegno volto a generare un cambio di rotta sull’approccio all’ambiente, meno conservativo e protettivo e più aperto alle aziende, alla loro partecipazione ed alla loro crescita in questa nuova immensa prateria, unito al monitoraggio attento della spesa sulle linee più importanti del PNRR ed a un allentamento del concetto di pregiudizio culturale alla attività di impresa, con un probabile maggior rigore nei controlli a valle, rispetto che al blocco dell’attività a monte.

L’affidamento del MISE ad un soggetto politico da tempo impegnato sulla necessità di promuovere l’attività di impresa con un ripensamento a monte dell’abuso d’ufficio e del danno erariale nella PA, è a mio avviso particolarmente significativo, così come l’affidamento della riforma della PA ad un soggetto politico che vede nell’attività di impresa una infrastruttura dello e per lo Stato e non il demonio, lo è altrettanto.

La nascita poi di un nuovo Ministero legato al Turismo, ci deve fare molto riflettere nel futuro sul legame che interverrà tra infrastrutture materiali e immateriali, l’offerta turistica (cultura, alberghi, porti, aeroporti, TAV, logistica e reti materiali ed immateriali).

Abbiamo perso fin troppo tempo a girare attorno al problema nascondendoci con ristrettezze statutarie o di bilancio o impossibilità di allargamento delle deleghe di rappresentanza. Stiamo assistendo alla riorganizzazione ed al cambiamento senza esserne i protagonisti attivi sul piano dei contenuti e dei nostri modelli.

Un maggior coraggio rispetto a questa priorità, se condivisa, non va affrontato solo con organigrammi embrionali, attribuendo a figure interne senza alcuna relazione, tematiche dove invece sono indispensabili competenze, capacità di visione, strategia, adeguato piano di comunicazione e riposizionamento di settore e, soprattutto, recupero della centralità della Impresa Edile nella riuscita di questo ambizioso progetto di riconversione e di obiettivi di politica industriale del nostro Paese e della nostra associazione.

Credo che questa sia la necessità strategica del momento, alla quale accompagnare una attività di presidio doveroso di controllo sulle specifiche linee di specializzazione, con nuovo e maggiori stimoli derivanti da questo “rompighiaccio” al di sopra di noi tutti, che sta attraversando la calotta polare delle difficoltà, travolgendo, senza che nessuno lo fermi, qualsiasi ostacolo o iceberg che incontra.

 

Marco Dettori, Presidente, Assimpredil Ance

Aprile 2021


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Autore: Marco Dettori

TAGS: ambiente, costruzioni, economia circolare, edilizia, sostenibilità

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