Opere pubbliche

Presunzione di colpevolezza? No grazie

Milano 2019 numero 17

Questo il titolo della guida...

Presunzione di colpevolezza? No grazie

PRESUNZIONE DI COLPEVOLEZZA? NO GRAZIE. Questo è il titolo della guida pratica che Ance ha pubblicato recentemente; una delle diverse guide predisposte su alcuni temi strategici, che formulano proposte e azioni con l’obiettivo di far ripartire il Paese. Che il tema della legalità e della giustizia sia centrale per tutto il sistema associativo è dimostrato anche dall’organizzazione di un importante convegno che si è tenuto a Roma, presso la sede dell’Ance, il 25 settembre scorso.

Il Presidente, Gabriele Buia, dopo aver premesso che per Ance la legalità è un valore irrinunciabile ha però denunciato il totale rovesciamento del principio costituzionale di innocenza.

Negli ultimi anni numerose disposizioni, poco garantiste, fanno discendere provvedimenti che interdicono l’attività d’impresa all’esistenza di meri sospetti o indizi di colpevolezza. Provvedimenti che comportano come primo effetto la perdita immediata degli appalti, l’escussione delle fideiussione, e che il più delle volte decretano la fine anticipata di un’azienda.

Nel corso del Convegno, particolarmente toccante è stata la testimonianza di un nostro collega lodigiano, associato ad Assimpredil, che nel 2014 ha ricevuto un’interdittiva antimafia che ha portato in pochi mesi alla cessazione dell’impresa, messa in liquidazione, e alla perdita del lavoro per circa 120 dipendenti con costi sociali e personali che è facile immaginare. Dopo tre anni, un provvedimento prefettizio ha revocato il provvedimento e ha riabilitato l’imprenditore e l’azienda, che purtroppo ormai non c’è più.

Il rischio che episodi di questo tipo possano moltiplicarsi è dovuto anche a norme che nell’ambito del Codice degli appalti consentono alle stazioni appaltanti di escludere imprese che abbiano commesso un illecito professionale.

Il concetto di illecito professionale è, però, assolutamente indeterminato. Un’indeterminatezza che fa sì che le imprese lo stesso giorno e per il medesimo fatto possano essere giudicate in modo diverso da due stazioni appaltanti. Indeterminatezza significa anche casi di esclusione disposti sulla base di provvedimenti non definitivi o sulla base di circostanze meramente indiziarie di un comportamento non corretto. La proposta di modifica normativa formulata da Ance nella guida sopraccitata è quella della tipizzazione delle situazioni che vanno sotto il novero dell’illecito professionale.

Situazioni che devono garantire anche un sufficiente grado di certezza: ai fini dell’esclusione non dovrebbe mai rilevare una richiesta di rinvio a giudizio, considerato che non richiede un quadro probatorio certo della colpevolezza dell’imputato, né a maggior ragione l’esistenza di mere indagini in corso. In questa logica, non può considerarsi ammissibile la rescissione del contratto di appalto senza una sentenza.

Molti protocolli, invece, prevedono l’esclusione dalle gare e la rescissione di ogni vincolo con l’amministrazione quando l’operatore economico sia stato semplicemente rinviato a giudizio. La proposta formulata è quella di correlare le sanzioni a una sentenza di condanna almeno in primo grado, ma soprattutto di consentire che in luogo della risoluzione si proceda al commissariamento dell’azienda per garantire l’interesse pubblico all’ultimazione delle opere appaltata oltre alla salvaguardia dell’azienda e dei livelli occupazionali.

L’auspicio condiviso nel Convegno, anche da parte degli illustri giuristi presenti, è che anche nel settore economico gli indizi non possano assumere il rango di prova e che ogni decisione discrezionale della pubblica amministrazione debba essere guidata dalla “stella polare” della Costituzione, così come dovrebbe essere improntata la vita di un Paese democratico come il nostro.

Giorgio Mainini, Vice Presidente Opere Pubbliche , Assimpredil Ance

Ottobre 2019


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Autore: Giorgio Mainini

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