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L’industria come committente

Costruttori di città 2015 numero 42

L’università ha la triplice missione di fare nel suo core business la formazione, la ricerca, i servizi...

L’industria come committente

Come Direttore di Dipartimento, docente dell’Ateneo, ed esponente della ricerca che in esso si esprime cerco di descrivere le peculiarità che devono essere proprie della nostra realtà: l’università da una parte deve essere visionaria, quindi fare ricerca spesso guidata da intuizioni a loro volta liberamente sollecitate dal un confronto quotidiano con la realtà; dall’altra è fondamentale il suo essere ben radicata nella realtà produttiva ed industriale del nostro territorio, esserne una parte connessa e indispensabile all’interno del processo.

L’università ha la triplice missione di fare nel suo core business la formazione, la ricerca, i servizi e la consulenza ed è fondamentale che queste tre cose non vengano eseguite separatamente ma quasi in successione che si innova circolarmente: la formazione esprime uno stato dell’arte; la ricerca avanza in strade inesplorate; la consulenza forte dei primi due step deve risolvere i problemi con una visione che anticipi i cambiamenti.

Come problem solver lavoriamo per la digitalizzazione di processi e questo modello, se applicato al settore delle costruzioni, vuol dire lavorare proporre una innovazione radicale in un settore che da decenni teorizza un tipo di industrializzazione che non è mai avvenuta. Come università ci siamo trovati più volte anche in tempi non sospetti, lontano dalle crisi e dalle bolle immobiliari, a ragionare insieme ad esponenti della filiera del mondo delle costruzioni sulle prospettive di un settore; questo lavoro di compartecipazione con aziende e associazioni, tra cui che una certa lungimiranza non è andata dispersa. Garantendo la formazione noi giochiamo sull’innovazione che è il nostro core business, e diventiamo necessariamente i protagonisti di una formazione rinnovata: in questa maniera sentiamo di cofinanziare la nostra committenza con un rinnovamento cognitivo.

Tutti siamo stati studenti, tutti passano dall’università diventando quest’ultima un luogo strategico per il rinnovamento del processo. In questo momento l’università si candida a mettere insieme i diversi pezzi della filiera ed il processo di sostenibilità del settore, mma non può farlo senza le associazioni.

L’industria non è necessariamente candidata a fare ricerca ma il momento associativo, quale quello rappresentato da Assimpredil nei confronti delle sue imprese, diventa il luogo privilegiato per la raccolta delle istanze e la loro messa a tema sotto forma di nuovi orizzonti di ricerca.

L’università lavora a ridosso di questi momenti: noi che abbiamo nella ricerca uno dei nostri compiti statutari troviamo perciò in questo tipo di relazioni con le associazioni, quale tramite per l’industria che vi sta dietro, il giusto mezzo per rendere la ricerca viva e la formazione più aderente al contemporaneo. Per questo relazioni quali quelle che abbiamo tutt’ora con Ance Milano sono da salvaguardare ed onorare con l’impegno di cui siamo capaci e la riconoscenza per il mutuo dialogo.

Stefano Della Torre, Direttore di Dipartimento ABC, Politecnico di Milano

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Autore: Stefano Della Torre

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