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Cosa ci ha insegnato il lockdown? A migliorarci

Burocrazia virus italiano 2020 num. 21

Nei primi giorni di maggio 2020 si sono riaperti...

Cosa ci ha insegnato il lockdown? A migliorarci

Nei primi giorni di maggio 2020 si sono riaperti i cantieri del settore delle costruzioni, che stava cercando di risalire la china dopo la crisi del 2008 e negli ultimi anni aveva cominciato a registrare dati positivi per gli investimenti soprattutto nel privato. Lo tsunami della pandemia da covid-19 ha prodotto uno shock sull’economia sia nell’offerta che nella domanda. Una situazione che si sta riavviando verso la normalità ma che ha messo in luce i limiti strutturali del nostro paese e ha cambiato sensibilmente le priorità delle persone e dei vari sistemi produttivi.

Ora dobbiamo cominciare a pensare al futuro post emergenza e tutta la società, famiglie e imprese, si devono interrogare su come riprendere il cammino dello sviluppo, della sostenibilità e del benessere sociale tenendo conto degli insegnamenti di questa drammatica esperienza.

Il governo ha emanato tre successivi decreti con i quali ha cercato di far fronte, con misure di sostegno all’economia, agli straordinari effetti negativi determinati dal lockdown. Adesso è necessario pensare alle misure per uscire dalla recessione e rilanciare la ripresa.

Da più parti viene considerata importante una spinta al ciclo economico con un massiccio intervento di investimenti pubblici nel settore delle infrastrutture: per l’attivazione di investimenti che mettano in moto la domanda interna e affinché infrastrutture efficienti rendano più competitivo il sistema economico e garantiscono sicurezza e qualità della vita ai cittadini.

Ci sono più di 100 miliardi di risorse contabilizzate nel bilancio dello Stato per investimenti in opere già definite e per programmi già approvati, ma finora non sono partiti per i vincoli che caratterizzano in modo anomalo il Codice dei contratti pubblici oggi vigente in Italia.

È anche importante avviare la riflessione sulle regole che governano il mercato privato delle costruzioni. Il lockdown per milioni di persone è stato uno shock, ma è stato un anche un esperimento sociale unico e, speriamo, irripetibile. Questa situazione ha riguardato tutti gli strati della popolazione e dell’economia.

Nel comparto dell’edilizia residenziale si può immaginare che la permanenza forzata nella propria abitazione abbia indotto milioni di persone a verificare quali siano le condizioni di qualità e confort rispetto alle proprie esigenze. Si sono messi alla prova la funzionalità della distribuzione degli spazi, la qualità e il confort interno, il rapporto con l’esterno. In altri termini la qualità della vita in casa porterà a cercare in futuro soluzioni più confacenti alle proprie esigenze, sia in proprietà che in affitto.

Probabilmente aumenterà la mobilità all’interno delle aree urbane per cercare soluzioni abitative più conformi ai desiderata e in linea con la sostenibilità economica dei singoli. L’offerta dovrà essere pronta ad offrire prodotti in grado di soddisfare una nuova qualità urbana. Ed il decisore pubblico dovrà adottare regole urbanistiche più flessibili sia per quanto riguarda le varianti progettuali in corso d’opera sia per quanto riguarda la demolizione e ricostruzione di edifici che rappresenta la vera sfida per il rinnovamento urbano. Ristrutturare dove si può, demolire e ricostruire dove si deve.
Una sfida quindi che riguarda soprattutto l’edilizia di sostituzione dove al ripensamento della funzionalità degli spazi deve accompagnarsi buona architettura e tecnologia avanzata per abbattere consumi di energia ed emissioni di CO2. Abbiamo verificato con le foto dal satellite durante il lockdown dell’intensità dell’inquinamento al quale siamo abituati a convivere anche nel nostro territorio.

L’azione contro l’inquinamento ed il cambiamento climatico sarà una priorità nei prossimi anni e l’edilizia deve fare la sua parte anche perché la sensibilità della domanda su questi temi sarà crescente nel tempo.

Dunque i tempi di risposta dei processi amministrativi dovranno essere più veloci e l’approccio delle amministrazioni più flessibile nei confronti delle esigenze sociali in rapida evoluzione.   

 

Edoardo De Albertis, Vice Presidente al Centro Studi, Assimpredil Ance

Luglio 2020


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Autore: Edoardo De Albertis

TAGS: centro studi, Covid, covid-19, immobiliare, real estate

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