Le analisi

Ambiente, argomento del momento

Il nostro futuro sostenibile 2021 num. 24

Tante parole, ma i fatti?

Ambiente, argomento del momento

Nei miei precedenti interventi su Dedalo avevo accennato al fatto che stava avanzando in maniera sempre più drammatica il tema delle terre. I problemi, seri, sono più d’uno. Il primo, riguarda quegli enti pubblici – anche importanti - del nostro territorio che prevedono nei loro capitolati che non pagheranno gli oneri di trasporto, conferimento, stoccaggio ad impianti di recupero perché ritengono tali oneri già compensati dal corrispettivo che l’appaltatore ritrae dalla loro commercializzazione! Questa presunzione si regge su un assunto errato: possiamo facilmente provare che, per quanto riguarda in particolare le macerie di demolizione e il fresato, le discariche lungi dal pagare il materiale conferito richiedono a chi conferisce il pagamento di un corrispettivo che va sempre più aumentando. Delle due l’una: o questi enti non hanno nemmeno la minima idea della realtà dei fatti su questo tema oppure, sapendolo, perseguono l’obiettivo di ridurre il più possibile il costo dell’appalto, addossando oneri ingenti all’appaltatore. In altre parole: il tema dei materiali di risulta non è un problema del committente e (più in generale) della collettività, se la veda in toto l’appaltatore. Se l’ambiente è un valore imprescindibile, occorre a mio avviso un vero cambio di passo, una seria politica che consenta di ampliare la capacità di recupero dei rifiuti di settore nella logica della circolarità; l’analisi della prassi rivela, invece, la netta tendenza delle direzioni lavori dei nostri cantieri a privilegiare il conferimento in discarica anche laddove sarebbe possibile il riutilizzo dei materiali prodotti delle lavorazioni.

Ma per una gestione sostenibile del flusso dei rifiuti occorre anche intervenire sull’attuale assetto degli impianti. Il secondo punto, infatti, riguarda i siti di recupero, stoccaggio o conferimento. Lo scarso ricorso alla circolarità e all’uso di materiale recuperato ha fatto sì che i predetti impianti siano ormai strapieni e all’orizzonte, visto il complicato iter burocratico, non si intravede la possibilità di apertura di nuovi impianti. E allora, come si può parlare di economia circolare e sostenibilità quando si è costretti a lunghe distanze per trasportare i materiali ai siti che ancora li possono ricevere? Significa non considerare gli effetti sulla qualità dell’aria per le emissioni di CO2. Si pone poi un problema non irrilevante di maggiori costi collegati al trasporto. Come Associazione intendiamo intervenire con le stazioni appaltanti per evidenziare come soprattutto nei casi di accordi quadro, destinati ad essere eseguiti a distanza di alcuni anni, l’impossibilità sopravvenuta di utilizzare molti dei siti di conferimento più prossimi ai lavori determina una lievitazione dei costi di trasporto che non potevano essere considerati dall’appaltatore al momento dell’offerta.

Questo aumento dei costi inerenti i trasporti e la terra viene a sommarsi ai pregiudizievoli fenomeni inflattivi e le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, che stanno producendo straordinari incrementi dei prezzi di acquisto praticati dalle aziende fornitrici, nazionali ed estere.

In particolare, a partire dagli ultimi mesi dello scorso anno, si è registrato mutamento delle condizioni di mercato per l’acciaio, il cemento, i prodotti petroliferi, il rame, i materiali plastici e i loro derivati, con una vertiginosa impennata dei relativi costi che sta determinando un’alterazione dell’equilibrio contrattuale, con grave pregiudizio economico per gli appaltatori.

 

Giorgio Mainini, Vice Presidente Opere Pubbliche, Assimpredil Ance

Aprile 2021


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Autore: Giorgio Mainini

TAGS: , ambiente, appalti, edilizia, lavori pubblici, rifiuti

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